Notevole è stata la partecipazione della cittadinanza alle manifestazioni che, sabato 11 Aprile, hanno visto la cittadina del basso Viterbese, Civita Castellana, stringersi attorno all’Arma dei Carabinieri, idealmente e concretamente, in una giornata densa, con un susseguirsi di iniziative commemorative e culturali.
Carabinieri, il ricordo di una Medaglia al valore
La giornata, infatti, ha avuto inizio con la commemorazione della nascita del Carabiniere, Medaglia d’Argento al Valor Militare, Minolfo Masci, 110 anni or sono, a Bevagna, in Umbria, dove tra l’altro, si è tenuta analoga cerimonia alla presenza del Vice Sindaco di Civita Castellana.
Il Carabiniere, infatti, venne ucciso a Civita nel 1948, durante i disordini di piazza successivi all’attentato a Palmiro Togliatti.
Roma, palazzo Montecitorio, era il 14 luglio 1948, sono le 11.30, l’On. Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, mentre usciva dalla sede della Camera dei Deputati, venne attinto da tre colpi di pistola, esplosi da un giovane attentatore nei turbolenti anni del dopoguerra. Seguiranno tafferugli in ogni regione d’Italia.
Civita Castellana non è da meno, la violenza popolare si palesa anche qui, ed è purtroppo qui che a perdere la sua vita, nell’adempimento del dovere, è proprio il Carabiniere Masci, mentre cercava di porre fine a un tumulto mosso proprio dallo sdegno e dalla paura suscitata da quell’agguato all’importante figura politica nazionale.
Il libro di Letizia Chilelli, Nassiriya, un ricordo vivo
La giornata, a Civita Castellana, prosegue alle 17.30, con la presentazione del libro di Letizia Chilelli “Il Grido del Berretto, oltre la polvere, il cuore dell’Arma a Nassiriya”, che, come già detto in altre occasioni, è stato premiato per la “pace e la giustizia sociale” (ed. XXIV).
La presentazione è avvenuta nella splendida cornice della Curia, dove, affacciandosi sul chiostro interno, è a pochissima distanza da un imponente terrazza, che funge da ideale belvedere, è presente una capiente sala conferenze.





Alla presenza di una nutrita platea, l’autrice, la dott.ssa Letizia Chilelli, ha espresso i propri pensieri e le sue motivazioni alla base della redazione del testo presentato.
Davanti a lei, il Prefetto della Provincia di Viterbo, dott. Sergio Pomponio, il Sindaco della Cittadina di Civita Castellana, dott. Luca Giampieri, l’assessore alla Cultura, dott.ssa Giovanna Fortuna.
Notevole la partecipazione in uniforme: presenti i vertici provinciali e locali dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e della Polizia locale, cui si aggiungeva una considerevole rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri.
Moderatore, Silvestro Marascio, giornalista pubblicista e blogger di difesamagazine.



Prende la parola, in avvio, l’assessore, Giovanna Fortuna, seguita, subito dopo, dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Viterbo, Col. Antro.


Gli argomenti toccati interessano la vicinanza della benemerita Arma dei Carabinieri alla popolazione, sostanzialmente in ogni tempo, sia esso in pace o tumultuoso, ed evidentemente, dato il tema del libro della Chilelli, siano essi in patria che impiegati in teatro operativo all’estero.
L’arma è sempre presente, coeva, da oltre 200 anni, con il vissuto della stessa Italia, dapprima monarchica, poi repubblicana.
Ed ecco che nel ricordo, anche per immagini, come quella idealmente evocata da Letizia Chilelli nel libro, di un berretto, l’opera istituzionale della benemerita si concretizza con la solidarietà, con il supporto, in taluni casi, con la guida, che i carabinieri hanno verso le comunità che vengono loro affidate, come detto, sia in patria che all’estero, nell’ambito delle operazioni di peace keeping o enforcement, chiaramente sotto egida delle principali organizzazioni internazionali (ONU, NATO, UE).
Gli interventi realizzati dai primi convenuti riflettono una duplice visione, quella dell’amministratore locale, dove la prossimità ai bisogni collettivi è la diuturna normalità e quella della rappresentanza istituzionale, e quindi tecnica, di una primaria forza di polizia nazionale, ma dall’animo militare. Gli stessi si intrecciano perfettamente fornendo spunti d’interesse per il moderatore.

Marascio ha puntato sulla contestualizzazione delle variabili d’ambiente che possono riscontrarsi, a livello internazionale, nel 2003, epoca della strage dei Carabinieri in Iraq, e i tempi odierni, scorgendo un ideale tratto comune, certamente da argomentare.
I concetti si dipanano rapidamente toccando uno scacchiere ampio: dalla politica estera USA, quale risposta agli attacchi terroristici del 11 settembre 2001, ideale spartiacque sia nelle politiche di intelligence che nella geopolitica (intesa a tutto tondo, spaziando dalla geostrategia alla geoeconomia) alla necessità delle operazioni di peace keeping quale freno alla minaccia terroristica.
I punti di contatto sono sicuramente individuati nella rottura delle relazioni internazionali, che vanno ad aprire squarci riempiti da idee oltranziste, radicali, e al fallimento di Stati nazionali (esempi sono stati la Somalia, lo stesso Iraq oppure la frammentata Libia) paesi che vedono collassare il loro assetto organizzativo e – parimenti – le popolazioni interessate, che vedono meno la loro quotidianità, evidentemente ora più violenta e fatta di difficoltà e stenti (richiamato l’esempio del vossuto di una ideale famiglia ucraina prima e dopo l’aggressione russa).
Dal 2001 si assiste quindi a una mobilitazione terrorista che porterà agli attacchi in Europa del 2005 e poi del 2015, ma attenzione, in quei 10 anni sarà anche la galassia terrorista a cambiare, quasi a istituzionalizzarsi con l’avanzare di una lotta intrasunnita tra Al Quaeda e i gruppi che daranno poi vita a ISIS, alloo stato islamico.
Nel frattempo viene ucciso Bin Laden e collassa anche l’idea del Sultanato di ISIS, ma cambiano anche assetti politici della Siria e dell’Afghanistan e oggi la crisi del golfo fa riaffiorare una duplice problematica: palese, quindi di natura militare ed economica, e terroristica, più nebulosa, insidiosa, ma è bastevole richiamare gli attacchi, molti, seguiti agli eventi sanguinosi del 7 ottobre di hamas, in Isralele, e che hanno interessato – grazie all’azione della galassia jihadista- anche l’occidente.
In questo contesto geopolitico, fatto di tempi duri e cupi, l’Italia è uno dei primi partner che sotto egida internazionale concorre all’invio di contingenti per le operazioni di pace, conformi – chiaramente – al dettato costituzionale, sempre necessario ribadirlo.
In questi contingenti la presenza dell’Arma dei Carabinieri è sempre nutrita e protagonista, fatta di pattugliamenti, sicurezza, intelligence e formazione verso quelle forze di polizia e armate che hanno bisogno di essere ricostituite. I carabinieri concorrono, infatti, nella ricostruzione di una normalità per quelle comunità che postconflitto debbono iniziare una nuova vita: vogliono, iniziare una nuova vita.
Il libro di Letizia Chilelli coglie questo aspetto in pieno, il carabiniere, sia esso in patria, nella sua Italia, o all’estero, e quindi nella patria di chi ha bisogno, si comporta con la medesima umanità e professionalità, certamente mitigata nell’approccio a differenti culture, usi e sensibilità.
Proprio per quella palesata sensibilità era stata scelta la base Maestrale, a Nassiriya, la Base dei Carabinieri italiani, per essere colpita: il mito del crudele occidente oppressore non poteva collimare con i modi usati dai carabinieri nel relazionarsi con la popolazione locale.

La parola quindi passa all’autrice, la dottoressa Chilelli, premiata, nel 2016, per questo scritto, quando era ancora solo una idea, un insieme di appunti, ma che aveva colto sia l’attenzione dell’assessore, Giovanna Fortuna, ma anche della giuria del premio per la pace e la giustizia sociale, come scritto da Carlo Giotto:
“L’autrice con una scrittura nitida e sciolta, ha ben rappresentato il dramma della guerra in una missione di pace. Molto originale l’idea di raccontare gli eventi dal punto di vista del berretto, compagno inseparabile di ogni militare. Ricca di pathos la contrapposizione tra l’intento di pace e il rifiuto dello stesso da parte della barbarie della guerra”.
Letizia empatizza con la famiglia tipo del carabiniere caduto in Iraq, che non riceverà più una sua telefonata, si immedesima in quei momenti, rivive anche gli attimi precedenti l’attentato, da lì a poco tutto cambierà, sarà la vita di famiglie italiane a cambiare, radicalmente, violentemente, esattamente come accaduto a quelle comunità assistite, quasi con carità religiosa, da quegli stessi carabinieri.
Letizia, quindi, nel voler procedere in questa scrittura, riesce a empatizzare facilmente grazie a una propria intelligenza emotiva, ovviamente, ma la stessa è ovviamente enfatizzata dall’essere figlia e nipote di arte: ha vissuto la vita di caserma e, con essa, la vita di un carabiniere, la successione dei turni, aspirazioni e momenti bassi dei suoi congiunti.
Letizia vede “casa” in ogni caserma, quindi riconosce la figura del militare come quella di un uomo/donna che si dona alla società, alla comunità, che rende possibile la risoluzione di conflittualità e problemi di ogni giorno.
L’immagine del berretto viene ripresa dai funerali di stato, dove quell’ideale contenitore di idee, pensieri, paure (perché il berretto, coprendo il capo, idealmente, va a racchiudere tutto ciò) diviene ultimo simbolo, assieme a sciabola e medaglie, poste sul legno delle bare di quei caduti.
I ricordi avanzano per immagini, gli stessi vengono poi sublimati e divengono storia; ecco, Letizia non vuole che si ricordino quei caduti solo occasionalmente, anche perché, come già detto dal Colonnello Antro, nel 2003 il popolo tutto si è stretto attorno all’arma.
La forza delle immagini, dei suoni, si riverbera sulla formazione del ricordo, rendendolo vivo, e infatti si è discusso di come venga facile a chiunque ricordare cosa stesse facendo quel giorno, quel 12 novembre 2003, mentre le agenzie battevano le prime scarne notizie su quel crudele attentato.
Ed ecco il berretto, un ricordo, quello della sua presenza, che diventa memoria collettiva
Conclusioni in musica
La serata ha proseguito, sempre alla presenza delle autorità religiose, civili e militari, in via San Giovanni e Marciano, dove è stato scoperto il pannello in ceramica celebrativo dell’Arma, donato dall’associazione Halesus, realizzato dall’azienda Saturnia e ispirato da un’opera di Angela Consoli.
Infine, nella cattedrale di Santa Maria Maggiore, si è avuto un concerto conclusivo, protagonista la banda dell’Arma dei carabinieri.