
Rubio a Roma, ma Trump è in caduta libera
Rubio a Roma, sullo sfondo problemi internazionali di varia natura, le dichiarazioni del Capo della Casa Bianca non hanno favorito il suo viaggio diplomatico.

Rubio a Roma, sullo sfondo problemi internazionali di varia natura, le dichiarazioni del Capo della Casa Bianca non hanno favorito il suo viaggio diplomatico.

I colloqui tra USA e Iran a Islamabad si collocano in una fase di riconfigurazione profonda della sicurezza regionale, caratterizzata da una de-escalation fragile e da una crescente interconnessione tra teatri di crisi.

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’eventualità di un ritiro americano dalla NATO segnano una discontinuità strategica che travalica la contingenza politica. Per la prima volta dalla firma del Trattato di Washington, il principale garante della sicurezza occidentale mette in discussione non solo i meccanismi operativi dell’Alleanza, ma la sua stessa ragion d’essere. Sullo sfondo, emerge una frattura profonda tra concezioni divergenti della sicurezza collettiva, tra diritto internazionale e logiche di potenza, tra solidarietà alleata e unilateralismo strategico, in un contesto segnato dal ritorno della guerra ad alta intensità e dalla competizione per il controllo dei nodi strategici globali.

Il trentuno marzo 2026, la Knesset israeliana ha approvato la legge che reintroduce la pena di morte per chi commette atti di terrorismo, con esecuzioni entro novanta giorni e procedure accelerate. La norma colpisce quasi esclusivamente i Palestinesi nei territori occupati e ha già scatenato mobilitazioni popolari, condanne diplomatiche e interrogativi epocali sul diritto internazionale e sulla sicurezza regionale. La legge non è solo un cambiamento giuridico interno, ma un evento destinato a ridefinire il conflitto israelo-palestinese, a incrinare profondamente il diritto internazionale umanitario, a rimodellare equilibri geopolitici nel Medio Oriente, a influenzare strategie militari e di intelligence e a modificare rapporti diplomatici globali.

Il Ministro della Difesa italiano, Crosetto, era rimasto bloccato dalle contingenze del momento, in funzione del blocco dei cieli nel Vicino Oriente a causa delle operazioni militari su Iran, ma anche Qatar, Arabia Saudita, Kuwait e Dubai, appunto. Sono circa 60.000 gli italiani bloccati a terra, anche il Questore di Roma.

Ondata di attacchi simultanei, da terra e da mare, contro l’Iran da parte di Isralele e USA, Teheran risponde al fuoco ma molti suoi target sono stati colpiti, forse anche il suo leader

La rabbia di Walz: “Ne abbiamo abbastanza dell’Ice” “Ho appena parlato con la Casa Bianca dopo l’ennesima sparatoria raccapricciante compiuta da agenti federali questa mattina. Il Minnesota ne ha abbastanza”, ha scritto su X il governatore del Minnesota, Mike Walz. “Questa situazione è ripugnante. Il Presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri immediatamente le migliaia di agenti violenti e impreparati dal Minnesota. Subito”.

È in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del Ministro Antonio Tajani con dirigenti del Ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l’Ambasciatrice d’Italia a Teheran e con gli Ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran. La Farnesina conferma l’indicazione di lasciare l’Iran ai cittadini italiani che possano farlo.

Mentre le acque del Sud America vedono una massiccia presenza militare USA, in Brasile l’ex Presidente Bolsonaro viene portato in carcere.

Nel cuore dell’Europa, l’evento ReBuild Ukraine – 5th International Exhibition | Conference – Construction & Energy si configura oggi come uno dei più sofisticati strumenti di diplomazia tecnico-industriale dell’Occidente.

Il tema del coordinamento tra le forze presenti sul territorio, e magari riferiscono anche ad Enti differenti, è una tematica necessaria e spesso dibattuta.

La crisi della legalità internazionale, quindi del diritto, tra omissioni politiche, arresti extraterritoriali e l’urgenza di una nuova etica della responsabilità giuridica globale.

Londra, 13 settembre 2025, oltre centomila persone hanno invaso il centro: mostrato la convergenza crescente tra movimenti identitari, populisti e reti dell’alt-right globale. Bandiere britanniche si mescolavano a simboli del suprematismo americano, slogan dal sapore trumpiano e messaggi di sostegno da figure mediatiche globali come Elon Musk.

La politica di Macron, si sa bene, quanto possa essere lacunosa, seppur possa apparire sprintosa all’estero, nasconde un background limitato dalle consultazioni anticipate che lui stesso ha voluto. Sicuramente la tenuta politica della Francia ha un senso alla luce dell’essere uno dei membri fondatori della UE, hub di interesse commerciale, anche considerandolo come paese prossimo, e per fronteggiare affaire Ucraina.

Le sfide internazionali di Trump fanno acqua da tutte le parti, da molte parti viene visto come un mediatore di livello, in realtà è un imprenditore che punta ad ampliare interesse nazionale USA, ma con scarso appeal strategico. Sul tavolo Gaza e Ucraina, esiti? Inconcludenti, vedasi “irritazione” polacca e attacco nel Qatar.

L’attentato avvenuto a Gerusalemme ha distolto l’attenzione dalle stragi a Gaza e dalla sentenza sulla condizione precaria dei detenuti palestinesi: informazione di serie A e B a confronto, sulla pelle di essere umani.

Nei giorni scorsi il Ministro Tajani, in alcune interviste ha tratteggiato i cambiamenti che sta imprimendo all’organizzazione del suo dicastero: la Farnesina.

Violenta sparatoria su Times Square, sui social si susseguono video e foto, almeno tre i feriti.

La descrizione dell’affaire Al Masri viene resa articolata dal contesto geopolitico, ma anche da quello politico interno, cui si aggiungono le pieghe del diritto sostanziale e l’interesse nazionale, approfondiamo…

Spiace considerare che proprio Roma ha avuto sede per la firma del trattato che ha dato concreta operatività alla Corte Penale Internazionale e il diritto internazionale non attribuisce al genocidio responsabilità sul mood della sola Germania nazista.

Duro intervento della Premier Meloni, sui suoi profili social, circa la Giustizia UE e affaire migranti, i temi: patto comune per immigrazione controllata e indicazione sui paesi sicuri. UE, dubbi sui paesi sicuri Allorquando sembrava oramai pacifico che la lista

Siamo a un passo concreto da una terza guerra mondiale, sicuramente già lo è, modello puzzle componibile (Coree, Taiwan, instabilità sudamericane, insorgenza africane) e il medio oriente ne rappresenta iconicamente la cartina tornasole. Gaza in blackout, Cisgiordania assediata, Yemen e Libano già bambordati, ora nuovi strike sull’Iran e in Europa si ha paura di parlare di genocidio del popolo palestinese.

Oramai è chiaro che il vero nemico di Israele è il suo primo ministro, il pressing internazionale sulla crisi umanitaria di Gaza non è sufficiente, tanto che Israele apre un nuovo fronte in Iran, ignorando le relazioni in essere con gli USA (principali sostenitori di Israele) o forse facendo proprio il gioco di Trump?

Trump minaccia di inviare soldati ovunque vi siano delle insurrezione, dopo il caso Los Angeles e California, nel suo complesso, ma, nel contempo, il Washington Post richiama anche l’attenzione sull’Italia (indirettamente, ovvio). Tra le migliaia di stranieri presenti negli Stati Uniti in modo potenzialmente illegale che l’amministrazione federale trasferirà a partire da questa settimana a Guantanamo ci sono anche degli italiani: “I cittadini stranieri presi in considerazione provengono da diversi paesi – scrive il quotidiano nella versione online – tra questi, centinaia provengono da nazioni europee amiche, tra cui Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Paesi Bassi, Lituania, Polonia, Turchia e Ucraina, ma anche da altre parti del mondo, tra cui molti provenienti da Haiti”.

La città di Los Angeles è diventata epicentro di una crisi interna ad alta intensità, con significative implicazioni strategiche.