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IL SISTEMA INSTABILE: TRUMP, PUTIN E LA FINE DELL’ORDINE LINEARE

La telefonata del 29 aprile 2026 tra Donald Trump e Vladimir Putin segna un punto di consolidamento nella trasformazione dell’ordine internazionale post-1991. Non si tratta di un evento diplomatico isolato, ma dell’espressione visibile di un sistema entrato in una fase di competizione permanente tra grandi potenze. Ucraina e Medio Oriente non costituiscono più teatri separati, ma nodi interdipendenti di una stessa architettura strategica globale. In questo contesto, la distinzione tra guerra e pace perde autonomia analitica: la diplomazia diventa lo strumento attraverso cui il conflitto viene amministrato nel tempo, mentre l’instabilità assume carattere sistemico.

Architetture della deterrenza nel sistema internazionale in transizione: energia, alleanze e competizione multidominio

La fase attuale del sistema internazionale è caratterizzata da una transizione accelerata verso un ordine multipolare instabile, in cui crisi regionali, competizione tra grandi potenze e vulnerabilità energetiche convergono in un unico spazio strategico integrato. La sicurezza si configura sempre più come un continuum che attraversa politica estera, economia, tecnologia, difesa e infrastrutture critiche. In questo contesto, la deterrenza evolve da modello prevalentemente militare a configurazione sistemica e multidominio, includendo resilienza economica, stabilità energetica, capacità industriale e controllo della dimensione informativa e narrativa.

NATO al bivio: la dottrina Trump e la possibile fine dell’ordine euro-atlantico

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’eventualità di un ritiro americano dalla NATO segnano una discontinuità strategica che travalica la contingenza politica. Per la prima volta dalla firma del Trattato di Washington, il principale garante della sicurezza occidentale mette in discussione non solo i meccanismi operativi dell’Alleanza, ma la sua stessa ragion d’essere. Sullo sfondo, emerge una frattura profonda tra concezioni divergenti della sicurezza collettiva, tra diritto internazionale e logiche di potenza, tra solidarietà alleata e unilateralismo strategico, in un contesto segnato dal ritorno della guerra ad alta intensità e dalla competizione per il controllo dei nodi strategici globali.

Iran, un nuovo fronte di instabilità

Gli indicatori e vari commentatori, cui si aggiungono notizie trapelate o volutamente divulgate, vogliono per imminente un attacco all’Iran.

Trump, in onda il suo celodurismo

Trump in conferenza stampa dice che gli USA non vogliano essere coinvolti ma assicurano una transizione politica del Venezuela

Trump riesce dove ha fallito Putin?

Trump attacca il Venezuela, prima inasprire embargo, poi cinge d’assedio quel paese, dispiegando una buona quota parte della Marina USA, poi bombarda e ora esfiltra Maduro?

La mappa del potere marittimo: Cina, USA e la corsa ai fondali ricchi di terre rare

WASHINGTON attacca, PECHINO, risponde. A lungo relegati ai margini del confronto commerciale, almeno diretto, le due superpotenze oggi guardano verso i porti come alla nuova frontiera dello scontro sistemico tra USA e Cina. All’orizzonte si profila un conflitto che travalica le dispute tariffarie per intaccare le fondamenta dell’ordine economico globale: il controllo delle infrastrutture logistiche, il dominio sulle catene del valore, la tenuta di modelli economici ormai inconciliabili.

Israele e hamas firmano accordo

Arrivata a una conclusione l’accordo, che sostanzialmente ripercorre punti che potevano essere siglati lo scorso anno.

Sul filo della scintilla: Polonia, NATO e il ritorno della guerra di confine

Varsavia mobilita 40.000 uomini. Mosca sorvola la sovranità. Kiev colpisce al cuore. L’Est Europa torna ad assomigliare pericolosamente a una polveriera ottocentesca. E questa volta, l’equilibrio del terrore passa dai droni. Nelle ultime ore, l’Europa orientale ha visto riaccendersi i segnali di un confronto che da mesi si muove in bilico tra guerra convenzionale e pressione ibrida.

Trump, il Presidente dalle mezze misure diplomatiche

Le sfide internazionali di Trump fanno acqua da tutte le parti, da molte parti viene visto come un mediatore di livello, in realtà è un imprenditore che punta ad ampliare interesse nazionale USA, ma con scarso appeal strategico. Sul tavolo Gaza e Ucraina, esiti? Inconcludenti, vedasi “irritazione” polacca e attacco nel Qatar.

Guerra selettiva, pace condizionata: cosa resta del diritto internazionale tra Gaza e Ucraina

Gaza e Ucraina sono sulla breccia delle agenzie di informazioni da anni, oramai, certamente con tempistiche differenti, motivazioni diverse, criticità ugualmente note, dove, in egual modo, la comunità internazionale non ha saputo, non è riuscita, non è voluta intervenire. In un caso (Ucraina) con i troppi veti posti a carico del Paese aggredito, nell’altro (Gaza) con l’eccessiva accondiscendenza, verso il Paese aggredito. In entrambi i casi si sono osservati reati gravi, al punto che l’autrice – correttamente – si chiede “ma il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario, dove sono? Solo retorica?”. Ancora, comune ai due conflitti è il ruolo USA, certamente ora con un peso differente: verso l’Ucraina da arrendevole mediatore, meglio come commerciante, verso Gaza è vittima della retorica post bellica della seconda guerra mondiale, oggi assolutamente decontestualizzata e vittima della disinformazione che le immagini di una Gaza “piallata” non possono alterare.

Trump-Putin, affari o pace?

Titolo non polemico, ma semplicemente nato da considerazioni da spettro più ampio dalla “semplice” visione della pace per un conflitto, che agli USA interessa sempre meno. Il 15 agosto rimane d’interesse geopolitico “solamente” perché segna il natale di Napoleone.

…e sono dazi amari

Il tema dei dazi è tornato pesantemente alla ribalta grazie all’approccio economico di Trump. Il nuovo corso degli USA, verso la politica commerciale internazionale, è stato sicuramente aggressivo, una mediazione da commerciante più che da statista, ma il problema non è Trump…

trump golfo persico

L’ordine sospeso: diritto e leve politiche nel Golfo Persico

La recente iniziativa diplomatica del Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, nella regione del Golfo rappresenta un punto di svolta strategico, dove la geopolitica incontra manovre legali informali. In un contesto di crescente distanza tra legalità internazionale e realpolitik, l’esclusione di Israele dall’agenda ufficiale e l’avvio di accordi bilaterali nei settori della difesa, dell’aerospazio e della tecnologia avanzata segnalano un nuovo paradigma di diplomazia economica che scavalca le tradizionali strutture multilaterali, ridefinendo il ruolo degli Stati Uniti come leader globale.

Israele, la crisi di Gaza è sempre più legata al destino politico di Netanyahu

Sostanzialmente l’empasse incombente su Gaza è legata al destino politico di Bibi, e, a sua volta, quello di Hamas è legato a quello del leader israeliano. In soldoni, ognuno ha bisogno dell’altro, il problema è la mancanza di una strategia per il “day after”, un piano per gestire la ricostruzione di Gaza, la “gestione” territoriale del popolo palestinese.

Presidente, ma…tutt’apposto?

La politica da “cavallo pazzo” del Presidente Trump si avvita da sola su se stessa, meravigliando, stupendo, infastidendo.

Europa tra due fuochi

Disinformazione, politica USA e terrorismo, parlare di soli due fuochi rischia di essere eufemismo puro, c’è molto altro.

Tu vo fa l’americano…

All’indomani del vertice di Parigi i fari della politica internazionale si spostano altrove: i protagonisti tornano a essere (stile post seconda GM) l’americano e il russo.

Tragedia nei cieli di Washington

Collisione tra un aereo di linea, con tratta regionale, e un elicottero militare, non si ha notizia di sopravvissuti. Trump: “cosa faceva la torre di controllo?”

Bye Assad…

I ribelli cingono oramai d’assedio la capitale Damasco, due jet vengono tracciati in volo appena partiti dalla Capitale, Assad sarà a bordo? Eppure…