Assurde le dichiarazioni di Trump su Papa Leone, praticamente definito filo Iraniano più volte, sullo sfondo una guerra commerciale, sempre avviata dagli USA, con i dazi, tra stalli e rilanci, e borse in ripresa, seppur tiepida, a fronte della invariata crisi di Hormuz da dove emerge Pechino, nuovo arbitro internazionale, sancendo la caduta della politica estera di Trump.
Rubio a Roma, ma i problemi li ha negli USA
Per Rubio oggi è come l’avvio degli esami di Stato, considerando il suo possibile nervosismo: primo step, per lui, cattolico, confrontarsi con il Santo Padre, con esito quasi scontato: Leone ha meramente confermato la posizione della Chiesa come contraria, aprioristicamente, a un conflitto: “…parole di verità se mi si vuole criticare”, diceva il Papa nei giorni scorsi, circa l’assurdità che vorrebbe Leone favorevole al nucleare iraniano.
E, in effetti, non poteva stupire il comunicato congiunto, Vaticano-Dipartimento di Stato USA, con la quale si manifesta comunità d’intenti nel solco della pace.
Gli step successivi vedranno Rubio incontrare i vertici istituzionali Italiani, già tacciati nei giorni scorsi da Trump a più riprese: spaziando dall’accusa di non aver cooperato per la presa di Hormuz e, più in generale, verso la guerra all’Iran, sparando a zero (e a sproposito) anche sulla NATO, arrivando ad accennare a un ritiro delle truppe a stelle e strisce dalla Germania e Italia.
Anche su quest’ultimo punto, sostanzialmente la presenza di basi USA in Europa rappresentano, al netto della presenza logistica e indotto economico secondario sul territorio (affitti, consumi, lavori interni alle basi), un vantaggio USA e, sovente, una spina nel fianco politico dell’esecutivo pro-tempore.
Sullo sfondo, Hormuz, considerando i viaggi iraniani a Pechino, l’evoluzione dello stato delle cose, argomento che pone in fibrillazione la comunità internazionale anche grazie al susseguirsi di dichiarazioni diversamente coerenti da parte dello stesso Presidente USA.
Esempio di queste, ottimamente documentate da “laleggepertutti”:
3 marzo
“Abbiamo vinto la guerra”
7 marzo
“Abbiamo sconfitto l’Iran”
9 marzo
“Dobbiamo attaccare l’Iran”
“La guerra sta finendo quasi completamente, e in modo molto bello”
11 marzo
“Non si dice mai troppo presto che hai vinto. Abbiamo vinto. Nella prima ora era già finita”
12 marzo
“Abbiamo vinto, ma non abbiamo ancora vinto completamente”
13 marzo
“Abbiamo vinto la guerra”
14 marzo
“Per favore aiutateci”
15 marzo
“Se non ci aiutate, me ne ricorderò sicuramente”
16 marzo
“In realtà non abbiamo affatto bisogno di aiuto”
“Stavo solo testando per vedere chi mi sta ascoltando”
“Se la NATO non ci aiuta, subiranno qualcosa di molto brutto”
17 marzo
“Non abbiamo né bisogno né voglia dell’aiuto della NATO”
“Non ho bisogno dell’approvazione del Congresso per uscire dalla NATO”
18 marzo
“I nostri alleati devono collaborare per riaprire lo Stretto di Hormuz”
19 marzo
“Gli alleati degli Stati Uniti devono darsi una regolata e contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz”
20 marzo
“La NATO è fatta di codardi”
21 marzo
“Lo Stretto di Hormuz deve essere protetto dai paesi che lo utilizzano. Noi non lo utilizziamo, non abbiamo bisogno di riaprirlo”
22 marzo
“Questa è l’ultima volta. Darò all’Iran 48 ore. Aprite lo Stretto”
“L’Iran è morto”
23 marzo
“Abbiamo avuto colloqui molto buoni e produttivi con l’Iran”
24 marzo
“Stiamo facendo progressi”
25 marzo
“Ci hanno fatto un regalo e il regalo è arrivato oggi. Ed è stato un regalo molto grande, dal valore enorme. Non vi dirò cos’è questo regalo, ma è stato un premio molto significativo”
26 marzo
“Fate un accordo, oppure continueremo semplicemente a colpirli”
27 marzo
“Non dobbiamo esserci per la NATO”
30 marzo
“Aprite immediatamente lo Stretto di Hormuz o affronterete conseguenze devastanti”
31 marzo
“Un accordo è molto vicino e l’Iran avrà fatto la cosa giusta”
1 aprile
“Vedremo cosa succederà molto presto”
3 aprile
“Sta per succedere qualcosa di grande”
4 aprile
“L’Iran deve arrendersi immediatamente”
5 aprile
“Aprite quello stramaledetto Stretto, pazzi bastardi, oppure vivrete all’inferno. STATE A GUARDARE! Sia lodato Allah”
7 aprile
“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà”

Inchiesta del Washington Post: gli USA hanno avuto ingienti perdite
Intanto è allo studio, in queste ore, una proposta da14 punti che potrebbe essere una base su cui proseguire con una proposta di pace USA-Iraniana.
Paradossalmente si potrebbe affermare che i vincenti di questo conflitto sono l’Iran, perché il regime non è crollato, anche a fronte di possibili tratti di discordia interna tra i vari gruppi di potere, stante avere dei Pasdaran ancora più feroci di prima e un regime che saggia cambi di propaganda comunicativa (vedasi la pink propaganda) sempre totalizzanti.
Ancora, la Cina, nemica commerciale degli USA di Trump, riesce a esprimere influenza sull’iran e quindi ha vinto la partita senza una partecipazione diretta agli scontri (si ricorda che l’operazione freedom su Hormuz è stata bloccata proprio mentre il ministro degli Esteri iraniani era a Pechino) e l’influenza USA perde charme sulla regione, basti considerare la mancata autorizzazione alle basi palesato dell’Arabia Saudita (NBC News, ripresa da testate internazionali come The Times of Israel e The Guardian – aggiornamenti del 7 maggio 2026).
Infatti, circa la decisione di agire direttamente sulla potenziale escalation della crisi, palesata da Riad, molto ha influenzato il reale stato delle cose, così come descritto dal Washington Post.
L’Iran ha colpito molti più obiettivi statunitensi rispetto a quanto precedentemente preventivato.
Il Washington Post ha analizzato e confermato una serie di dichiarazioni fatte dai media statali iraniani: colpite o distrutte almeno 228 strutture o equipaggiamenti in tutto il Medio Oriente tra hangar, caserme, depositi di carburante, aerei, radar, equipaggiamento difensivo e comunicativo.
L’indagine giornalistica è stata resa complessa dalla particolare natura della stessa e perchè le immagini satellitari rappresentano una fonte difficile da ottenere, poiché le due principali imprese del settore, Vantor e Planet, hanno limitato, ritardato o deciso di trattenere la pubblicazione delle fotografie satellitari su richiesta del Governo degli Stati Uniti.