Vannacci in caduta libera e senza paracadute. Arriva la prima débâcle

Il dietrofront politico del “generale dell’estate” rappresenta la prima débâcle nella gloriosa ascesa nazional popolare del pluridecorato comandante. L’onda di entusiasmo si è infranta a Ceglie Messapica dove il generale Vannacci era atteso più dei Queen al Wembley Stadium nel 1985. Un tonfo mediatico che non favorisce la strategia dell’autore ultranazionalista in armi.

Anche gli organizzatori de “La Piazza” non l’hanno presa benissimo e hanno dichiarato: “Se le motivazioni bizzarre con cui ha rinunciato a partecipare al nostro dibattito sono della stessa natura delle eccentriche tesi socio-politiche del suo libro, noi de la Piazza e di Affaritaliani.it non piangeremo per il dietrofront del generale Vannacci. Anzi ci pare di poter dire che non abbiamo perso proprio nulla. La Piazza può tranquillamente farne a meno uscendone rafforzata come luogo di confronto giornalistico serio, rigoroso, pluralista e indipendente”.

“A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina” diceva il sommo Giulio Andreotti e questa frase ci invita a riflettere sul cul de sac in cui è finito Vannacci; una frase che ci fa pensare a una trappola ben organizzata da chi, di strategia, campa. Prima l’invito, poi la conferma, poi la disdetta. In mezzo una tesi campata in aria relativa a un cavillo passato che vedeva coinvolti il ministro Guido Crosetto e la testata Affaritaliani ma che al gigante politico Crosetto, in realtà, non è mai importato.

Sicuramente un modo, per il generale Vannacci, di riallinearsi al vertice, un tentativo di apertura al dialogo, un soffio di speranza di essere accolti nelle braccia di Guido il misericordioso.

Certamente l’ennesima puntata di una saga estiva che ci ha riportato agli anni 90 quando l’Esercito ci faceva sognare con i militari di “classe di ferro”.