La morte della guida spirituale iraniana è confermata da fonti governative di Teheran, uccisione effettuata dagli strike israeliani grazie al coordinamento della CIA e della massiccia presenza USA in area, ma ora?
Uccisione Khamenei raggiunta, instabilità areale pure
Dal pogrom del 7 ottobre il vicino oriente è cambiato radicalmente.
La potenza militare e la pervasività di intelligence israeliana è stata sublimata, certamente questa solo dopo lo scacco subito da hamas, dopo un pesante danno di immagine, oltre che della perdita di centinaia di vite di ebrei uccisi nelle loro case.
Il punto è quindi un altro, l’obiettivo iniziale di Tel Aviv era la pacificazione di Gaza e delle piazze israeliane, affollate di manifestanti che volevano riottenere i cadaveri degli ostaggi o uccidere la “testa del serpente” iraniana? Storico avversario e capo maglia di una rete che vedeva protagonisti anche Libano e Yemen, Siria.
Di fatto, dall’inizio delle operazioni nella striscia si è assistito a una escalation formidabile, in barba alla santità di trattati e “di buone maniere diplomatiche”.
ISraele si è posta in modalità “fight ON” a tutti i livelli: invaso Gaza è occupata in ampie sue parti, continuando con l’opera di pressione in Cisgiordania. Ha decapitato, a più riprese, i vertici di hamas, anche attaccando, in Iran, elementi di quella parte politica che avrebbe potuto negoziare il rilascio dei prigionieri ancora in essere, dopo attacco di ottobre. L’efficienza militare continua con i raid sullo Yemen e la spallata al Libano e culmina con la guerra di 12 giorni contro Iran, quasi un prologo dell’attacco di ieri.
L’attivismo Israeliano nell’area ha influito anche sulla caduta del regime di Assad, ma in questo caso favorendo la nascita della Turchia come forte player regionale.

Chi è il vincitore, allo stato attuale?
Domanda di difficile soluzione, considerando il risiko che nel frattempo si è attivato, anche alla luce dei nuovi scontri per il controllo del Balucistan (con un Pakistan attivo sia contro Afganistan che India) e le ritorsioni iraniane all’attacco di ieri, che hanno come target le basi USA ospitate nel golfo e che rischiano di far prendere una posizione armata diretta anche all’Arabia Saudita.
Intanto continua a essere bloccato il traffico aero nell’area, con centinaia di italiani fermi a Dubai.
La geopolitica, che può essere intesa come la storia che scorre su una cartina geografica sempre in movimento, ha avuto una forte accelerazione, e quando ciò accade, come in Venezuela, con l’arresto di Maduro (rapimento, per altri versi) da parte degli USA, riportando la soluzione muscolare sul tavolo, ma di fatto lascia pesanti interrogativi sul futuro delle aree coinvolte e per le interrelazioni che vi creano.
Bibi, in Israele, avrà un nuovo successo, con l’uccisione di Khamenei, da poter sfoggiare al suo elettorato e anche in Parlamento e quindi davanti ai vertici dello Stato, a cui – tra l’altro – Trump aveva chiesto di valutare la concessione di un provvedimento di grazia per Netanyahu, sempre inseguito da un processo per corruzione e molestie. Lo stesso Trump dopo le manifestazioni di giubilio per la cattura di Maduro, può aggiungere le piazze, che si sono riempite di esuli iraniani ostili al regno di Khamenei, quale carnet utile per richiedere a gran voce l’ambito Premio Nobel per la Pace. Si, modo bizzarro per averlo, ma è lo stesso POTUS (nomignolo con cui viene appellato il Presidente degli USA) che ha avuto l’iniziativa del controverso board of peace, un revival delle Nazioni Unite, o comunque un club di Stati aderenti per finalità, diciamo, filantropiche.
Rimane quindi sul tavolo incognita iniziale, il popolo iraniano ha vinto? Khamenei ha sicuramente perso smalto nell’ultimo biennio, oltre che la vita, ieri.
Teheran non è stata in grado, nel recente passato, di tutelare i propri proxy dai colpi israeliani (decapitazione dei vertici di hezbollah, hamas e houti, lo dimostrano), la Russia men che meno, prescindendo da dichiarazioni che possono anche essere lette come frasi di circostanza, Mosca si è limitata ad accogliere, in esilio, Assad. Teheran è stata anche oggetto di pesanti manifestazioni di piazza, siciramrnte favorite da infiltrazioni del mossad e da tam tam social, prescindendo dal solito blocco della rete internet, ovviamente aggirata tramite sistemi vpn e copertura starlink. Bisogna attendere se nelle prossime ora vi sarà un sollevamento popolare, come auspicato dagli israeliani, stante l’Iran esser destinato, potenzialmente, a divenire come l’Iraq, un paese fortemente destabilizzato tra spinte moderniste, tradizioni ortodosse, mire di democratizzazione occidentali, il problema – per l’occidente – sarà il potenziale ritorno a un terrorismo, mai sopito.
Nel contempo? Agli scontri concreti, fattuali, comprendenti vittime, disagi, distruzione, blocco dello stretto di Hormuz (ritardi, quindi, su tutta la supply chain) si aggiungono le fake news generate anche con sistemi AI generative, volte a ingannare circa la capacità bellica e distruttiva delle formazioni in campo.
Qui si riporta un interessante spunto fornito attraverso OSINT, dalla quale si evince la disseminazione di informazioni fuorvianti a carico del possibile abbattimento di una postazione radar USA in Qatar.
