Gli indicatori e vari commentatori, cui si aggiungono notizie trapelate o volutamente divulgate, vogliono per imminente un attacco all’Iran.
Dalle manifestazioni a un attacco pianificato, tutto accadere

Il mondo sembra quasi vivere i padromi di un nuovo conflitto mondiale, ma dal taglio necessariamente differente, i paesi rafforzano i loro armamenti, nascono alleanze realmente con geometrie variabili, assenza di autorità da parte della Nazioni Unite, scarso interesse verso i richiami dei leader religiosi, nessuna considerazione dei mandati della Corte Penale internazionale.
Se con i grandi conflitti del secolo scorso il target, oppure gli obbiettivi, erano tutto sommato ben chiari, delineati, aiutati anche da una geografia limitata, se così volessimo definirla, ora no, sul tavolo non si gioca per una conquista territoriale ma per ottenere una nuova aerea di influenza e quindi accedere a tutti gli accessori a questa annessi: risorse, materie prima, essere leader commerciali, e si ritorna alla guerra dei dazi, concreta o allusivo che sia.
Forse solo la Russia, con l’Ucraina, e la Cina, con Taiwan, puntano ancora al concetto pragmatico di annessione territoriale, la Russia già dal 2014, continuando poi con attacco alla Georgia, con analoghe pretese che Hitler aveva sui Sudeti.
Il concetto, “nuovo” (ma forse manco tanto, ndr.) è stato ben spiegato, nella pratica, da Trump con attacco al Venezuela: primo step, minacce verbali di intervento, secondo step, dispiegamento di flottiglia armata davanti alle coste caraibiche, terzo step, attendere momento più opportuno (casualità ricercata, delazioni, meteo favorevole, condizioni “internazionali non costringenti”) per avviare operazione di intelligence con attivazione delle forze speciali e porre fine al mandato di Maduro con black ops.
Poco “black”, a dire il vero, considerando la conferenza stampa successiva e la ricerca spasmodica di un pretesto legale per giustificare una tattica politico/militare per un cambio di regime, stile guerra fredda, con “arresto” di Maduro e sua presentazione davanti a un Tribunale USA.
Ora in Iran si sta, con delle sfumature differenti, ripetendo il medesimo rituale, con in arrivo in potenziale zona operazioni, una potente flotta USA, nel contempo, sul terreno, in Iran, sono sempre presenti, almeno dalla precedente conflitto armato con Israele, i servizi segreti di Tel Aviv. Magari gli stessi sono anche coinvolti nella preparazione delle manifestazioni che stanno interessando l’Iran oramai da giorni, e la quale repressione, realmente pesante, ha indotto Trump ha lanciare pesanti out out, salvo poi ritirarli per poi spostarvi navi in zona.
Il problema dell’approccio muscolare, specie per la risoluzione di criticità locali, cui si vanno ad assomma la cupidigia del paese che vi interviene in armi, è il favorire un cambio di regime che possa realmente, concretamente, affiancare la popolazione locale, secondo i bisogni e la volontà di quest’ultimo.
Purtoppo l’esempio venezuelano non aiuta. Infatti, a Caracas, ancora non si parla di elezioni, eppure sarebbero previste dalla costituzione, laddove, a seguito di impedimento, ed entro 30 giorni da esso, il Presidente eletto non può svolgere il suo incarico. Ancora, ideale contraltare al prosieguo della politica chavista, con la Vice di Maduro, seppur mitigata, ovviamente, dalle mire sul petrolio di Trump, sarebbe stato l’offrire una possibilità all’opposizione.
Si ricorderà infatti come la comunità Internazionale, anche la UE, aveva stigmatizzato le ultime elezioni richiamando broglie e minacce (la Machado aveva sostituito in corso il precedente candidato perché colpito da mando di arresto internazionale).
In Iran il problema sarebbe sempre il “dopo”, si affaccia il figlio, esule, dello Scià, ma quest’ultimo non ha particolare presa sulla popolazione locale e chiaramente il protagonista ricorderà come il padre era stato sostanzialmente deposto perché abbandonato dal supporto USA.
Un nuovo fronte di instabilità, quindi, con ancora sul tavolo la crisi Ucraina, di reale interesse per UE, ma senza che questa partecipi a incontri di alto livello per la sua risoluzione, e Gaza, oramai abbandonata nel dimenticatoio.