Continuando a seguire il conflitto con un incrocio tra dati OSINT e dichiarazioni del mondo politico sulla realtà mediorientale.
di OR-4
La guerra in Medio Oriente, entrata nel suo 38° giorno al 5 aprile 2026, ore 14:43 CEST, vede USA e Israele contrapposti all’Iran in un conflitto oramai multidimensionale che ha ridefinito gli equilibri regionali, con escalation drammatiche negli ultimi tre giorni, che hanno intensificato gli attacchi missilistici – inclusa la quarta ondata iraniana sul nord Israele annunciata dalle IDF proprio nelle ultime ore – le rivendicazioni di abbattimenti aerei e la paralisi persistente dello Stretto di Hormuz, nonostante l’ultimatum di Trump di 48 ore per riaprirlo, respinto da Teheran con minacce di “inferno”.
Tutto inizia formalmente il 28 febbraio con l’Operation Epic Fury, operazione congiunta USA-Israele confermata da CENTCOM, che ha colpito siti nucleari iraniani, basi IRGC e la leadership suprema, eliminando Ali Khamenei – come riportato da Euronews e Mosaico-CEM – e innescando una risposta iraniana furiosa, fatta di ondate missilistiche balistiche su Gerusalemme, Tel Aviv e basi USA nel Golfo, culminata nella chiusura dello Stretto di Hormuz il 28 febbraio, tramite mine navali dei Pasdaran, droni e missili contro navi commerciali, che ha bloccato il 20% del commercio petrolifero globale, con prezzi Brent schizzati a 109,03 USD/bbl il 2 aprile (TradingEconomics) e previsioni Q2 oltre i 100 dollari per la persistenza della crisi.
Negli ultimi tre giorni, dal 2 al 5 aprile, gli eventi si susseguono con ritmo febbrile e aggiornamenti live.
Il 2 aprile l’Iran lancia missili su Israele, colpendo zone industriali del Negev, con frammenti e sirene a Gerusalemme, mentre gli Houthi, dallo Yemen, rivendicano un barrage su Tel Aviv come terzo strike diretto, coordinato con Hezbollah e IRGC.
L’IDF elimina tre comandanti Hezbollah nel sud del Libano, in operazioni cumulative con oltre 40 morti tra i militanti dal 2 marzo, tramite unità corazzate come la 36th Refaim, mentre il Golfo vede Arabia Saudita, UAE e Kuwait intercettare droni e missili iraniani, con incendi negli aeroporti.
Il 3 aprile Teheran rivendica l’abbattimento di due F-35 USA, con pilota esfiltrato tramite operazione di rescue intensiva nel “giorno 36”; ISW conferma attacchi sostenuti malgrado negoziati falliti e l’intelligence USA stima metà dell’arsenale iraniano intatta, contro i trionfalismi di Trump e Netanyahu. Hezbollah mostra crepe interne, lamentando di essere “mandati a morire per l’Iran”, e l’IDF esclude un disarmo imminente.
Tra il 4 e il 5 aprile, gli Houthi aprono un quarto fronte con una “gradual escalation” di cluster e droni su Ben Gurion e siti meridionali (con un missile caduto in area aperta, senza danni), mentre strikes israeliani su sobborghi di Beirut generano fumo visibile; nuovi attacchi iraniani a Mahshahr (5 morti nel polo petrolchimico, confermati da Netanyahu), Hezbollah effettua raid su caserme israeliane con aree industriali in fiamme, si registrano esplosioni nel nord di Teheran e l’IDF rileva una quarta ondata di missili in tre ore.
ACLED segnala un picco di violenza, Flightradar24 e ITAMIL confermano il no-fly su Libano e Israele per jamming GNSS, mentre MarineTraffic mostra lo Stretto di Hormuz quasi vuoto, con rotte deviate verso l’Australia meridionale; QdS/Open riportano attività notturne multi-fronte al 4 aprile.
Militarmente, l’Iran conserva capacità residue di missili balistici e droni asimmetrici, focalizzati su Hormuz (con navi giapponesi ferme); i proxy, come Houthi e Hezbollah (indebolito ma attivo nel sud del Libano), formano un Asse della Resistenza coordinato dall’IRGC, mentre la coalizione USA-Israele prepara incursioni terrestri su Qeshm, con Trump che afferma che “l’assalto alle infrastrutture non è iniziato” e ribadisce l’ultimatum su Hormuz, e Netanyahu che promette di “schiacciare” dopo Mahshahr; oltre 1400 morti in Libano nei raid israeliani dall’inizio.
Gli impatti economici sono devastanti, con Brent oltre i 109 dollari nel Q2 secondo Goldman Sachs e TradingEconomics e contraccolpi per l’UE; il quadro umanitario è critico, con Gaza isolata, evacuazioni nel sud del Libano, feriti da schegge a Bnei Brak, disruption negli aeroporti del Golfo e mercati in volatilità estrema.
Origine dei dati…
Le fonti prioritarie dei dati utilizzati provengono da ISW, ACLED, Jerusalem Post, Al Jazeera, Reuters e Ansa, cross-verificate con OSINT (Flightradar24, ITAMIL, MarineTraffic, Difesa.it, Investing.com, Bloomberg), coerenti nel delineare una tensione persistente.
A questo punto, la predittività, basata su simulazione Monte Carlo (1000 iterazioni) con variabili probabilistiche (missili residui 50%, proxy 70%, intervento USA a terra 40%, ONU 20%, da storici ACLED 50-100 attacchi/giorno e dinamiche oil/coalizioni), delinea tre scenari: Scenario 1, escalation massima (45%), con invasione Hormuz-Qeshm, esaurimento missili, guerra terrestre, collasso Hezbollah, oil >100 dollari e oltre 5000 vittime, trigger da abbattimenti jet e mancata riapertura Hormuz;Scenario 2, stallo prolungato (35%), con attacchi asimmetrici, droni e mine, Hormuz parziale, negoziati Cina-Russia falliti, oil 80-90 dollari e affaticamento coalizioni; Scenario 3, de-escalation (20%), con ceasefire ONU post perdite proxy, ritiro mine iraniane in cambio di alleggerimento sanzioni, oil 70 dollari e meno di 1000 vittime, con accettazione narrativa di “vittoria” da parte di Trump e Netanyahu.
Si raccomanda, pertanto, monitoraggio live di Hormuz (MarineTraffic 56.2, 25.5), contingency energetiche, evacuazioni Libano-Israele e aggiornamenti critici nelle prossime 24 ore sulla deadline di 48 ore indicata da Trump.

Immagine: ISW 03.04.2026