Intelligence, un terzo dei diplomatici russi, impiegati in Svizzera, sono spie

(Da NOVA)

Almeno un terzo dei circa 220 diplomatici russi accreditati in Svizzera, nelle sedi di Berna e Ginevra, sono spie dei servizi segreti di Mosca. E’ quanto afferma il Servizio delle attività informative confederale (Dnb), l’agenzia di intelligence elvetica, nel suo apporto sulla sicurezza nazionale per il 2023. Nel documento si legge: “In tutta Europa, la Svizzera è tra gli Stati dove agenti russi sotto copertura diplomatica sono più attivi, tra l’altro per il suo ruolo di Paese che ospita organizzazioni internazionali”.

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Interpellato dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il Dnb ha evidenziato che i servizi segreti di Mosca rappresentano la più grande minaccia di spionaggio attuale, sia informatico sia da fonti umane.

Il servizio ha aggiunto che le missioni diplomatiche russe in Svizzera vengono utilizzate “principalmente per queste attività”. Tuttavia, né il Dnb né il ministero degli Esteri di Berna hanno risposto quando è stato loro chiesto se la Confederazione elvetica abbia espulso spie russe negli ultimi due anni.

Secondo lo storico Adrian Haenni, ricercatore presso il Centro austriaco per gli studi sull’intelligence, la propaganda e la sicurezza (Acipss), i servizi segreti di Mosca potrebbero aver ampliato le loro attività in Svizzera. Diversi altri Paesi hanno espulso agenti russi sotto copertura diplomatica. Per Haenni, è quindi logico che l’iintelligence della Russia aumenti le attività di spionaggio dove non vengono il suo personale non viene “particolarmente disturbato”, come a Vienna e a Ginevra.

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Sede di Nazioni Unite, Organizzazione mondiale del commercio (Omc), Organizzazione mondiale della sanità e di diverse altre organizzazioni internazionali, la città della Svizzera si è trasformata in un “centro di spionaggio in Europa”. A ciò contribuisce anche la posizione favorevole “nel cuore dell’Europa”

Al riguardo, Haenni ha osservato: “Da Ginevra si può viaggiare in tutta l’area Schengen senza controllo dei passaporti”. Lo storico ha poi ricordato che la Svizzera ha avuto un ruolo in relazione al tentato avvelenamento di Sergej Skripal, ex colonnello della Direzione generale per le informazioni (Gru, l’agenzia di intelligence militare russa), avvenuto nel 2018 a Salisbury nel Regno Unito.

I presunti autori dell’attentato, gli agenti del Gru Aleksandr Mishkin e Anatoly Tschepiga, hanno soggiornato più volte a Ginevra prima di colpire. Altre due spie dello stesso servizio sono state arrestate dopo aver parcheggiato un’auto piena di apparecchiature di sorveglianza davanti alla sede dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) a Spiez, in Svizzera.

A Ginevra, l’intelligence di Mosca avrebbe preparato anche gli attacchi noti come “sindrome dell’Avana” con agenti infiltrati come “studenti di lingua inglese o dipendenti della missione permanente della Federazione russa presso le Nazioni Unite. Inoltre, il colonnello del Gru Egor Gordienko è stato accreditato come diplomatico presso l’Omc fino al 2020.

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L’ufficiale risulta come operativo nell’unità 29155 dello stesso servizio, specializzata in azioni di sabotaggio e omicidio. Secondo indiscrezioni, si sarebbero verificati casi di “sindrome dell’Avana” anche nella missione degli Stati Uniti presso l’Onu a Ginevra. Interpellato sull’argomento, il Dnb ha risposto che è “a conoscenza della sindrome dell’Avana, ma non commenta quanto riferito dai mezzi di informazione”.

Secondo Haenni, la forte presenza di agenti russi a Ginevra dipende anche dal fatto che il Dnb è “un servizio di intelligence di dimensioni limitate e relativamente debole”. Oltre al controspionaggio, l’agenzia con i suoi soli 420 dipendenti si occupa di lotta al terrorismo e all’estremismo. Per lo storico, questa debolezza è politicamente voluta perché “un approccio più attivo contro i funzionari dei servizi segreti stranieri contrasta con l’obiettivo del governo” elvetico di agire come “mediatore nei conflitti internazionali”.

Haenni ritiene errato il “laissez-faire” auspicato dalla Svizzera nei confronti delle numerose spie russe sul suo territorio e consiglia di cambiare rotta. Il fatto che agenti di Mosca abbiano preparato attacchi dalla Svizzera solleva questioni di politica di sicurezza e danneggia la reputazione del Paese.

Inoltre, “la passività” dell’esecutivo di Berna mette in pericolo la sicurezza dei critici del “regime russo” che vivono in Svizzera, “controllati dal Cremlino”. A ogni modo, Haenni non si aspetta che i servizi segreti di Mosca commettano omicidi in territorio elvetico, perché “altrimenti metterebbero in pericolo la loro importante base operativa in Svizzera”.

Allo stesso tempo, lo storico ritiene che la Svizzera potrebbe adottare un approccio più offensivo ed espellere le spie russe scoperte. Intanto, a criticare il comportamento del governo di Berna nel contrasto allo spionaggio di Mosca, è anche l’ex diplomatico russo Boris Bondarev che, già accreditato a Ginevra, ha lasciato la carriera in segno di protesta per l’invasione dell’Ucraina da parte del suo Paese.

Secondo Bondarev, “la Svizzera è pronta per il momento in cui sarà di nuovo opportuno accogliere i russi di alto rango sul suo territorio. Dalle dimissioni, l’ex diplomatico vive sotto protezione della polizia in una località sconosciuta della Svizzera. 

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