La Premier ha espresso parole di rammarico circa le affermazioni del Presidente Trump già a margine dell’evento di Davos e poi in Campidoglio.
Trump e la sua diplomazia ondeggiante…
Non ci si meraviglia più delle boutade di POTUS, del Presidente Trump: uomo che aspira al premio Nobel per la Pace ma che riesce solamente a inasprire criticità esistenti andando alla ricerca di un tornaconto per gli USA (come tra l’altro messo su carta, basta leggere ultima pubblicazione sulla politica di sicurezza degli States).
Troppo spesso il Presidente a stelle e strisce si lascia andare in dichiarazioni che rivelano una postura poco diplomatica e per nulla attenta alla santità di Trattati o alla fiducia reciproca che dovrebbe esservi tra paesi alleati.
La NATO, se la si guardasse con l’ottica trumpiana è stata svuotata di valori, al pari delle Nazioni Unite, difatti “soppiantati” da una prima idea di parter per la pace, una sorta di club tra teocratici, ignorando anche risultanze della corte penale internazionale, data la presenza di leader “ricercati”.
Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia sono state dure, a più riprese, al pari del rapimento di Maduro, in Venezuela, violando quella sovranità e ponendosi, davanti all’opinione pubblica, sullo stesso piano di Putin che avanza sull’Ucraina: tecniche diverse, uguale obiettivo, il regime chance.
A Davos, Trump, con la Groenlandia ha buttato fumo negli occhi a piene mani, distogliendo attenzione dell’Ucraina, stante, a stretto giro, vi sarebbe stato l-avvio del trilaterale tra Washington, Kiev e Mosca.
A margine di quell’evento, di taglio per lo più economico ed imprenditoriale, e poi in Campidoglio, riferendosi agli alleati, riferendosi alla NATO, Trump aveva usato parole forti nell’affermare – sostanzialmente – che le truppe USA hanno calcato tutti i suoli più caldi, sempre in prima linea, anche in difesa degli interessi dei paesi alleati che invece erano rimasti indietro.
Affermazione dura, un pestone sui piedi, stante la falsità di una dichiarazione che era diretta a un uditorio interno, ovviamente, al proprio elettorato, ma che non poteva essere apprezzata da quei paesi, tanti, che hanno perso uomini e donne sul terreno dell’Iraq o dell’Afghanistan.
Le prime parole di fuoco sono state lanciate dal Generale Camporini, militare di esperienza, non più in servizio attivo ma analista accorto.
Oggi arriva la replica della Presidente Meloni: “Inaccettabili le affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una Nazione alleata. Amicizia tra Italia e Stati Uniti necessita di rispetto”.

LA GUERRA NON È RETORICA, È SANGUE, SONO LUTTI, È DOLORE, È TRAGEDIA E SOFFERENZA: L’ITALIA HA PERSO 53 VITE IN AFGANISTAN, 53 famiglie lo ricordano, una Nazione ne rende merito, perché la guerra non è uno slogan.
