Quando la comunicazione non incontra il mondo del lavoro è la formazione a pagarne le conseguenze, questo è il tema, reale, concreto, della bagarre mediatica sollevata da improvide dichiarazioni sulla militarizzazione dell’Alma Mater.
Ma militarizzazione de che?
Notizie stampe, ampiamente riprese dal panorama politico nazionale, riportano il diniego dell’Università di Bologna circa l’attivazione di un corso cui avrebbero dovuto partecipare una ventina di ufficiali dell’EI.
Alla base del diniego, pare ci sia stato un confronto con il CUA, collettivo universitario, che aveva letto la richiesta dell’Esercito come “un’ulteriore prova della militarizzazione degli atenei”, collegandolo al contesto internazionale e alla produzione di armi.
Ora, prescindendo dalla fallacia logica del contesto internazionale richiamato, l’assurdità è proprio nella comunicazione distorta che sopravviene e coinvolge anche il Ministro Crosetto, che interviene direttamente attraverso i propri canali social.

Il punto, infatti, non avrebbe dovuto essere la militarizzazione dell’Ateneo, semmai puntare sul sostanziale, era stata chiesta l’attivazione di un corso di Laurea in filosofia? Ok, che si parli nel merito, allora: era conveniente a entrambe le parti? Soldi alla mano e idee concrete.
L’attivazione di un corso all’università deve rispettare regole di mercato, vi deve essere un uditorio interessato, vi devono essere degli spazi dedicati (prescindendo se on-line oppure on-site), vi deve essere un programma e dei docenti che lo sovraintendono per un determinato monte ore/uomo.
Quanto sopra viene considerato per un Master, per un Corso di perfezionamento o simili. Chiaramente la programmazione diventa più articolata in funzione del titolo finale conseguito e del tempo necessario per poterlo conseguire.
Se, per esempio, si parlasse di un corso di alta formazione (che dura uno, quattro mesi), si affrontererebbero determinate dinamiche che, laddove si riferisse ad un Master, dovendo garantire 60 cfu allo studente, quindi un anno accademico, sarebbero ovviamente decuplicate.
Ancora più articolato sarà il percorso per una Laurea, la quale sarà minimo due anni, se specialistica, come percorso, o triennale, per i corsi di primo livello.
Il programma, quindi gli argomenti da disimpegnare durante l’intero triennio, non è “una cosa” da poco, anche in relazione al personale docente già in carico, eventualmente rinforzabile con personale a contratto, verticalizzando docenze su determinati argomenti.
Ovviamente poi vi è il costo che dovrà affrontare il discente, chiaramrnte commisurato a tutto questo, al regolamento si ateneo e alla eventuali convenzioni applicabili, stile “pa 110”, ma non solo.
Non è proprio “facile”, quindi, organizzare un corso, eppure è facile, puerile, accartocciare il tutto riducendosi all’essere contro la militarizzazione delle aule universitarie.
Un motivo più ideologico che pratico, risibile in un ambiente come deve essere quello accademico.
Si, sarebbe stato meglio adottare soluzioni alternative tipo: il corso non rispecchia proiezioni favorevoli di mercato; il programma didattico non è stato condiviso dal Dipartimento, o altre formule diplomaticamente abbozzabili; si avrebbe avuto senso.