Maduro a Manhattan: quando giustizia e geopolitica si intrecciano

di Cristina Di Silvio

L’arresto dell’ex presidente venezuelano e di Cilia Flores negli Stati Uniti segna un precedente unico: processo penale, azione militare e strategia geopolitica sotto la presidenza di Donald Trump si fondono in un caso senza paragoni nella storia contemporanea.

Maduro, come involve la geopolitica

New York, 5 gennaio 2026. Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono comparsi davanti al tribunale federale di Manhattan, accusati di narcoterrorismo, traffico internazionale di droga e uso illecito di armi da guerra.

L’udienza, più che un semplice atto processuale, rappresenta un momento dirompente per il diritto internazionale e la politica globale.

La cattura della coppia venezuelana, avvenuta la notte del 3 gennaio da forze statunitensi in territorio venezuelano, ha scatenato un dibattito immediato sul rispetto della sovranità, sull’immunità dei capi di Stato e sulle modalità di applicazione extraterritoriale della giustizia americana. L’accusa statunitense sostiene che Maduro abbia guidato un cartello politico-militare che, collaborando con organizzazioni narcotrafficanti, ha inondato gli Stati Uniti di cocaina.

Le origini del procedimento risalgono al 2020, ma la novità risiede nel collegamento diretto tra operazione militare e azione giudiziaria sotto un presidente in carica: Donald Trump ha dichiarato pubblicamente che la mossa risponde alla necessità di proteggere gli interessi americani in America Latina, di contrastare la presenza di Cuba e della Russia in Venezuela e di reprimere attività criminali transnazionali.

Il caso richiama precedenti storici, pur distinguendosi nettamente per contesto e modalità. Manuel Noriega, catturato a Panama nel 1989, fu processato negli Stati Uniti per traffico di droga. All’epoca Noriega era capo di Stato, ma la mancata legittimazione del suo governo permise alla giustizia americana di procedere. Augusto Pinochet, arrestato a Londra nel 1998 per crimini contro l’umanità, sollevò questioni sull’immunità di ex capo di Stato; l’estradizione fu consentita solo per determinati crimini internazionali. Slobodan Milošević, infine, fu trasferito al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia mentre era ancora presidente, senza che la sua immunità gli garantisse protezione. In tutti questi casi, le autorità hanno bilanciato la gravità dei reati con la protezione offerta dalle prerogative di capo di Stato.

Nel caso Maduro, però, l’unicità consiste nell’azione militare diretta su suolo sovrano, senza mediazioni multilaterali, combinata con l’esercizio della giurisdizione federale americana. Giuridicamente, il procedimento si fonda anche sulla cosiddetta Dottrina Ker-Frisbie, che permette al tribunale statunitense di perseguire un imputato indipendentemente dalle modalità di consegna sul territorio americano.

Maduro catturato e processato

La difesa di Maduro potrebbe sostenere la legittimità del mandato presidenziale e l’immunità sovrana, ma il mancato riconoscimento del governo venezuelano da parte degli Stati Uniti riduce significativamente queste possibilità. Il tema sarà centrale nelle prossime udienze, insieme alla contestazione della legittimità dell’arresto. Sul piano geopolitico, l’operazione statunitense mostra come la giustizia penale possa diventare uno strumento di politica estera. Trump ha apertamente collegato la cattura di Maduro a una strategia di controllo regionale, indicando come l’azione legale e quella militare possano essere integrate per ottenere obiettivi di sicurezza e influenza.

La vicenda, già sotto i riflettori internazionali, ha suscitato critiche da parte di Cuba, Russia, Cina e Iran, preoccupate per il precedente che potrebbe stabilire il diritto di uno Stato a catturare unilateralmente un leader straniero. Maduro e Flores hanno dichiarato la propria innocenza, rivendicando lo status di “prigionieri politici” e la legittimità del mandato presidenziale. Tuttavia, confrontando il caso con Noriega, Pinochet e Milošević, appare chiaro che gli Stati Uniti hanno costruito un quadro processuale destinato a superare le tradizionali garanzie di immunità. Più di un semplice procedimento penale, il caso rappresenta un momento di svolta: un leader straniero catturato unilateralmente in territorio nazionale, processato da un tribunale americano e inserito in una manovra geopolitica globale sotto la presidenza di Trump. Il processo di Manhattan non determinerà soltanto l’esito personale di Maduro, ma potrebbe ridefinire la relazione tra sovranità, giurisdizione extraterritoriale e politica estera nell’era contemporanea.


English Version

Maduro in Manhattan: When Justice and Geopolitics Intersect

by Cristina Di Silvio

Abstract: The arrest of the former Venezuelan president and Cilia Flores in the United States sets a unique precedent: criminal prosecution, military action, and geopolitical strategy under President Donald Trump converge in a case unparalleled in contemporary history.

New York, January 5, 2026 – Nicolás Maduro and his wife Cilia Flores appeared before the federal court in Manhattan, facing charges of narco-terrorism, international drug trafficking, and illegal use of military-grade weapons.

The hearing, far more than a routine legal procedure, marks a disruptive moment for both international law and global politics. The Venezuelan couple’s capture, carried out on the night of January 3 by U.S. forces on Venezuelan soil, immediately sparked debate over sovereignty, head-of-state immunity, and the extraterritorial application of American justice. The U.S. prosecution alleges that Maduro led a political-military cartel which, in collaboration with drug trafficking organizations, flooded the United States with cocaine.

The legal proceedings date back to 2020, but what is unprecedented is the direct connection between military operation and judicial action under a sitting president. Donald Trump publicly stated that the move was necessary to protect American interests in Latin America, counter Cuban and Russian influence in Venezuela, and suppress transnational criminal activity.

The case evokes historical precedents while clearly distinguishing itself in context and method. Manuel Noriega, captured in Panama in 1989, was prosecuted in the United States for drug trafficking. At the time, Noriega was head of state, but the U.S. did not recognize his government, allowing the legal process to proceed. Augusto Pinochet, arrested in London in 1998 for crimes against humanity, raised questions about former heads of state’s immunity; extradition was allowed only for specific international crimes. Slobodan Milošević was transferred to the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia while still president, without immunity shielding him from prosecution. In all these cases, authorities weighed the severity of the crimes against the protections afforded by head-of-state prerogatives.

In Maduro’s case, however, the uniqueness lies in the direct military action on sovereign soil, without multilateral mediation, combined with the exercise of U.S. federal jurisdiction. Legally, the proceedings also rely on the so-called Ker-Frisbie Doctrine, which allows U.S. courts to prosecute a defendant regardless of the manner in which they were brought onto American soil. Maduro’s defense may argue the legitimacy of the presidential mandate and sovereign immunity, but the U.S. non-recognition of the Venezuelan government significantly limits these options. This issue, along with challenges to the legitimacy of the arrest itself, will be central in upcoming hearings.

From a geopolitical perspective, the U.S. operation demonstrates how criminal justice can become a tool of foreign policy. Trump openly linked Maduro’s capture to a regional control strategy, illustrating how legal and military actions can be integrated to achieve security and influence objectives.

The case, already under intense international scrutiny, has drawn criticism from Cuba, Russia, China, and Iran, who are concerned about the precedent it could set for a state’s right to unilaterally apprehend a foreign leader. Maduro and Flores have declared their innocence, claiming the status of “political prisoners” and defending the legitimacy of the presidential mandate. Yet, comparing the case to Noriega, Pinochet, and Milošević, it is evident that the United States has constructed a legal framework designed to override traditional immunity protections. More than a mere criminal proceeding, the case represents a turning point: a foreign leader captured unilaterally on their own soil, prosecuted in an American court, and embedded within a global geopolitical maneuver under Trump’s presidency. The Manhattan trial will not only determine Maduro’s personal fate but may also redefine the relationship between sovereignty, extraterritorial jurisdiction, and foreign policy in the contemporary era.