I media israliani: ucciso Khamenei

Ondata di attacchi simultanei, da terra e da mare, contro l’Iran da parte di Isralele e USA, Teheran risponde al fuoco ma molti suoi target sono stati colpiti, forse anche il suo leader.

Iran: obbiettivo degli USA? Regime change

Mattinata di attacchi serrati e interdizione dello spazio aereo in buona parte del medio oriente, tutto mentre si rianima un sopito storico scontro, quello tra Afganistan e Pakistan per il dominio sul Baluchista.

Andando per ordine, Israele ha condotto un attacco preventivo volto a eliminare (contenere) possibili minacce al proprio territorio, gli USA hanno convenuto e quindi si sono accordati, concordando una escalation di questa iniziativa militare, per la quale – a onor del vero – si attendeva solo lo start.

La mappa concettuale di Trump è sicuramente nebulosa eppure ha un senso pratico, qui, in Iran, come poco tempo fa nel Venezuela. L’attacco ci sarebbe stato, era pressoché inevitabile, il punto è che giusto ieri un alto dignitari dell’Oman, paese mediatore, aveva dichiarato la disponibilità di Teheran di ridurre le scorte di uranio, ma l’obiettivo israelo-americano non era la produzione militare iraniana, ma la testa del proprio vertice.

Si richiama la medesima tattica “persuasiva” usata con Maduro: alternanza muscolare, scambio di battute e sul tavolo una proposta diplomatica da assumere.

Il parallelo nasce, intanto, dagli imponenti schieramenti militari che sono in assetto davanti alle coste dei due obiettivi, specie dell’Iran, ovviamente, considerando anche la prossimità di molte basi logistiche a stelle e strisce nel vicino oriente, che infatti sono state bersagliate dai missili degli ayatollah, quale rappresaglia. Anche ora si riportano nuove esplosioni nel Bahrein e in Arabia e prim’ancora a Dubai.

Impensabile, quindi, il dover spiegare al proprio elettorato, lo spostamento, la navigazione, praricamente dell’intera flotta USA salvo poi non esporre alcun obiettivo raggiunto. Come con Maduro anche oggi Trump si dimostra un gambler professionista, guardando alle dichiarazioni rese anzitempo, ma parimenti un pessimo diplomatico, perché il problema è sempre il “dopo”, unitamente a come si affronta “il qui e ora”.

Mentre si ipotizzano (ma saranno oltre) uno scambio di attacchi, per almeno quattro giorni, i problemi sul tavolo sono almeno due (eufemismo): il processo a Netanhyahu avrà ulteriori rinvii? La piazza iraniana sarà soddisfatta dall’intervento occidentale? Si solleverà contro il regime degli ayatollah? E per il cambio di regime?

Bombardato il compound che avrebbe ospitato la guida islamica, Khamenei, si attendono riscontri effettivi circa il suo decesso, stante le dichiarazioni insistenti nel senso da parte di funzionari israeliani.

Khamenei
Iran bombardato

Quest’ultimo aspetto è quello più spinoso, il decesso di Khamenei aprirebbe tanti interrogativi ovviamente, specie perchè interessa il lungo periodo.

Iran rivedrà una rinascita della monarchia? Considerando la possibilità che la progenie dello Scià possa farsi avanti concretamente, stante la popolazione locale, a questo punto, potrebbe optare non già per una monarchia illuminata, ma proprio una differente forma governativa, come quella repubblicana. La democrazia non sarà il vero vincente, anche se quello vero non sarà probabilmente neanche Trump, ma Bibi.

Il Cardinale Pizzaballa, sulle pagina della Stampa, per alcune sue parole: “a Israele viene permesso a Gaza quello che viene negato ai Russi in Ucraina”, come dargli torto in effetti? La politica USA nell’area è praticamente a trazione israeliana.

Intanto, Iran, dopo la guerra dei 12 giorni, riuscirà a tenere scacco ad attacchi combinati per altrettanti giorni? Il ruolo della Cina e della Russia? Interverranno a livello diplomatico?