Cosa sono le Black Ops degli incursori

Le “Black Ops” (da black operations, “operazioni nere”) nel contesto degli incursori indicano missioni speciali ad altissima segretezza, spesso non pubbliche e con massima discrezione.

Black Ops, operazioni clandestine per gli incursori.

Iraq, Operazione “Antica Babilonia”: la guerra invisibile dietro la missione

Tra pattuglie, ricostruzione e cooperazione civile, un’altra guerra si muoveva nell’ombra: raid notturni, intelligence e catture mirate. E cambiava tutto.

NASSIRIYA — Di giorno l’Iraq della missione internazionale era fatto di posti di blocco, convogli, briefing con le autorità locali, contatti con la popolazione. Di giorno la narrazione era quella della stabilizzazione: sicurezza, ricostruzione, “normalizzazione”. Ma di notte, tra i canali del Tigri e dell’Eufrate e lungo le arterie che tagliano il sud del Paese, l’Iraq diventava un’altra cosa.

Un teatro in cui la linea tra guerra e polizia, tra operazione militare e azione clandestina, si faceva sottile. È qui che entrano in scena le black ops: operazioni ad alta segretezza condotte da unità speciali e apparati di intelligence, spesso con un livello di opacità incompatibile con la comunicazione pubblica e con l’immagine “diurna” delle missioni di peace support.

“Antica Babilonia” e l’Iraq del dopo Saddam

L’Operazione “Antica Babilonia” è stata il nome della missione italiana in Iraq, con epicentro nell’area di Nassiriya, nel sud del Paese. Un contesto che, almeno sulla carta, doveva essere relativamente meno esplosivo rispetto alle province sunnite del centro-nord. Ma l’Iraq del 2003 non era un mosaico statico: era un sistema in frantumi.

Il vuoto di potere, il collasso di istituzioni e forze di sicurezza, la nascita di milizie e reti criminali, l’emersione dell’insurrezione e l’espansione del jihadismo trasformarono rapidamente il terreno. E in un Paese dove la minaccia non indossava uniformi, la risposta non poteva essere solo convenzionale.

tactical soldier in camouflage at night
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Black ops: cosa significa “guerra nell’ombra”

Nel linguaggio operativo, “black ops” non è uno slogan cinematografico. Indica missioni in cui contano tre elementi: segretezza, rapidità, negabilità.

In Iraq, nel periodo di “Antica Babilonia”, queste attività si sono tradotte soprattutto in:

  • catture mirate (raid per arrestare figure chiave dell’insurrezione o reti criminali)
  • operazioni notturne ad alto impatto
  • sorveglianza e intercettazioni (intelligence tecnica e umana)
  • azioni di “disruption”: colpire logistica, finanziamenti, depositi, comunicazioni
  • task force congiunte con forze locali selezionate

Il punto non era “vincere” una battaglia, ma spezzare una rete prima che si ricomponesse.

La logica della rete: obiettivi piccoli, effetti enormi

La guerra irachena ha insegnato una lezione brutale: un’insurrezione non è un esercito schierato. È un organismo adattivo.

Per questo le black ops puntavano a colpire:

  • facilitatori (chi procura documenti, veicoli, rifugi)
  • finanziatori e mediatori tribali
  • logistici (armi, esplosivi, rotte)
  • figure di collegamento tra criminalità e milizie
  • propagandisti e reclutatori

Un arresto mirato poteva disinnescare settimane di attacchi. Ma poteva anche aprire una faglia: vendette, nuove alleanze, escalation.

LO SCENARIO AFGHANO


L’agglomerato militare internazionale, che si schierò contro il regime terroristico degli studenti islamici, dispiegò le truppe nel territorio Afghano godendo dei vantaggi frutto della collaborazione di numerose forze tribali come appunto le truppe del leggendario Generale Massaud [Aḥmad Shāh Masʿūd], ferocemente avverse ai radicali Islamisti.


Tra le numerose specializzazioni degli incursori del Comsubin della Marina Militare c’è la raccolta informativa tecnicamente “HUMINT”.
Questa è fondamentale per ottenere superiorità tattica attraverso la sorveglianza del campo di battaglia.
Come si ottiene? Attraverso la raccolta, analisi, comprensione e gestione di informazioni d’intelligence di eccellente qualità che consentono poi di prendere decisioni corrette finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo assegnato dai comandi tattici.


Perché vengono offerte informazioni corrette, aggiornate e di ottima qualità?
Perché la superiorità operativa si ottiene anche con delle buone pubbliche relazioni, fatte di ascolto attivo, presa in carico, dove possibile, delle necessità degli alleati e con il rispetto …armi potentissime senza ogiva ne bossoli che un moderno anglicismo descrive come “soft skill” e dove i soldati italiani sono particolarmente preparati


a2e37f7f a381 4177 a892 6978d3a555c5 Difesa Magazine
Operazioni Black Ops degli incursori

Cosa sono le Black Ops degli incursori

Le operazioni sono caratterizzate da:

  • Obiettivi sensibili (cattura/eliminazione di un bersaglio, recupero ostaggi, sabotaggio, ricognizione speciale).
  • Plausible deniability: se qualcosa va storto, lo Stato può non rivendicare ufficialmente l’azione.
  • Copertura e clandestinità (identità, mezzi, inserzione/esfiltrazione “pulite”, tracce ridotte al minimo).
  • Regole d’ingaggio particolari e autorizzazioni su livelli molto alti.
  • Cooperazione con intelligence (spesso integrate con raccolta informazioni e assetti riservati).

E’ importante distinguere tra black ops, covert ops e clandestine ops (che spesso vengono confuse).

armed men posing outside building in afghanistan
Operazioni Black Ops degli incursori