Il SIM dice NO alla prosecuzione della Riforma paventata, necessario un cambio di passo.
Sanità: nel mondo militare è complessa come nel quotidiano
Probabilmente è questo l’incipit che il mondo politico non ha compreso, la complessità, probabilmente decuplicata anche grazie al mutamento di status, dal civile al militare, che con esso porta a specificità evidenti, le quali investono più settori.
Si pensi, tra i tanti, all’universo della psicologia, e – chiaramente – leggendolo attraverso alla lente del comparto difesa e sicurezza, si aprirebbe un nugolo di elementi da attenzione, calati nei tanti ambiti di impiego, siano essi operativi che investigativi. Si comprenderà come il militare in servizio al Raggruppamento Investigazioni Scientifiche della Benemerita dovrà soddisfare esigenze istituzionali differenti da chi si occuperà di reclutamento del personale, se quest’ultimo impiego, per esempio, può essere richiamato in qualsiasi posizione da HR, il primo no davvero.
Gli argomenti potrebbero spaziare alle esigenze anche all’arma Azzurra, per esempio, guardando alla medicina aerospaziale, dove si, è possibile trovare dei richiami in continum con l’aviazione civile, ma attenzione: è impossibile per un pilota di Boeing arrivare a guidare un F-35 oppure aspirare ad andare sulla luna (anche se quest’ultimo settore è stato in parte sdoganato dai mutamenti della space economy e inserto di soggetti privati, si pensi a starlink).
E quanto sopra è al di fuori di quelli che potrebbero sembrare interessi corporativi per “menti semplici”, come istituzione di un nuovo ruolo tecnico unificato, meccanismi premiali negli avanzamenti, destinazioni nella varie aree di interesse o per comodità del tal militare.
Riforma sanità, la parola al SIM Carabinieri
La complessità di questa parte del mondo militare è stata appunto motivo di “rottura”, almeno iniziale, da parte del SIM carabinieri.
La sigla sindacale si è giustamente irritata dalla pochezza espositiva, cui avrebbe avuto diritto, in Commissione, per palesare una serie di criticità e proposte sul particolare tema: solo sette minuti!

La ferma denuncia del SIM, come facilmente comprensibile dai loro comunicati, si avvia con l’inciso del Segretario Generale, Antonio Serpi, “Siamo di fronte a una riforma concepita male per le forze armate e peggio per l’Arma dei carabinieri”, cui si aggiunge che il tempo concesso, sette minuti, necessari quindi a far valere il no alla riforma, o comunque ai presupposti su cui la stessa poggia, è oggettivamente un cronoprogramma insufficiente a far valere le specificità da tutelare per l’Arma, svilendo il tema in trattazione, finanche il ruolo dei sindacati stessi.
