Il MOSAC interviene per una discrasia che interessa uno dei Reparti del Comparto scientifico dei Carabinieri, quello di Dattiloscopia Preventiva.

“C’è qualcosa di profondamente “italico” – nel senso più deteriore e kafkiano del termine – nel modo in cui alcuni “cervelli” tecnologici dell’Arma dei Carabinieri sono valutati. Parliamo della Sezione Dattiloscopia Preventiva (SDP), reparto specialistico centrale con competenza nazionale del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RaCIS), il cuore pulsante dell’identificazione criminale. Quelli che, per intenderci, dicono alla pattuglia in mezzo alla strada se il tizio che hanno fermato è un povero cristo o un pericoloso latitante con dieci alias.”
“Il paradosso è servito: questi lavoratori della Benemerita sono impegnati in regime di prontezza operativa H24, 7 giorni su 7. Se loro non rispondono al terminale in tempo reale, il carabiniere su strada è cieco. Se loro sbagliano un riscontro, salta la legittimità di un arresto e la responsabilità penale cade sulla loro testa. Insomma: hanno le stesse responsabilità di chi sta in gazzella, gli stessi turni usuranti, lo stesso stress da “trincea”. Ma per l’Amministrazione sono, burocraticamente parlando, dei fantasmi del settore tecnico. Siamo al solito gioco delle tre carte: siccome non indossano il cinturone o non siedono fisicamente su un’Alfa Romeo con la livrea, per i vertici non fanno “controllo del territorio”. È il trionfo della forma sulla sostanza. Un po’ come dire che il chirurgo che opera con il robot non è un medico perché non tocca il paziente con le dita.”
“Il MOSAC lo ha segnalato al Comandante Generale dell’Arma chiaramente in vista del contratto 2025-2027: basta con questo feticismo della logistica. L’operatore SDP esercita un controllo del territorio “tecnico-funzionale” che è il pilastro della sicurezza pubblica. Negare l’indennità di controllo del territorio e la qualifica di “Addetto alla Sala Operativa AFIS” a questi professionisti non è solo un errore contabile (peraltro risibile, visto l’esiguo numero di interessati), è un insulto alla dignità professionale.” “L’Amministrazione ha ora una scelta”, dichiara Luca Spagnolo, legale rappresentante del MOSAC: “continuare a trincerarsi dietro i formalismi per risparmiare due spicci sulla pelle dei lavoratori, o riconoscere che senza la Sezione Dattiloscopia il “modello operativo” tanto sbandierato alle parate è un castello di carte. Noi monitoreremo i lavori. E non accetteremo che si usi la burocrazia come scudo per nascondere la mancanza di volontà politica. Anche perché, quando il diritto viene negato con la scusa della sede di servizio, non è rigore amministrativo: è solo miopia, augurandoci che non ci sia malafede.”