Solidarietà alla redazione de La Stampa, che a Torino ha visto la sue sede violata da un gruppo di imbelli che non solo non sanno manifestare, ma non comprendono che la loro azione lede il movimento pro-palestina.
La Stampa, il 7 ottobre, le manifestazioni

Di tutto abbiamo bisogno oggi tranne che della violenza, e attaccare una sede della stampa non aiuta, non stempera gli animi, non educa e non aiuta Gaza in alcun modo.
La Stampa, come la pluralità dei media main stream, viene attaccata dall’epoca del covid per la la sua supposta parzialità informativa, rea di condurre una sorta di doppio, di triplo standard, nella scelta delle notizie da porre all’attenzione del pubblico, eppure durante questa settimana è quello stesso main stream ha proiettato (permettendo la sua ampia visione) l’uccisione di tre palestinesi in Cisgiordania, a freddo, erano in posizione di resa, da parte di militari israeliani: è un crimine di guerra gravissimo (l’ennesimo).
Attaccare un giornalista è assolutamente abietto, significa assumere un atteggiamento da squadristi ed è, nel contempo, una resa della società alle fake news.
Approfittare di una manifestazione, sostanzialmente contro una guerra, sia ideologica che fisica (genocidiaria), come quella portata avanti da Isralele, prescindendo dal pogrom del 7 ottobre, per poi dilagare in una redazione giornalistica e devastarne quegli open space, tra l’altro- ironia della sorte – proprio nel giorno di uno sciopero, beh..quel gruppo di “compagni che sbagliano” c’è un humus di violenza senza senso alcuno, senza ideali.
Fermate 30 persone.