
Iran, un nuovo fronte di instabilità
Gli indicatori e vari commentatori, cui si aggiungono notizie trapelate o volutamente divulgate, vogliono per imminente un attacco all’Iran.

Gli indicatori e vari commentatori, cui si aggiungono notizie trapelate o volutamente divulgate, vogliono per imminente un attacco all’Iran.

L’Italia s’ è desta! Altro che nobel per la pace…

L’intervento dell’ICE e la fragilità di una superpotenza sotto stress domestico

Trump in conferenza stampa dice che gli USA non vogliano essere coinvolti ma assicurano una transizione politica del Venezuela

Trump attacca il Venezuela, prima inasprire embargo, poi cinge d’assedio quel paese, dispiegando una buona quota parte della Marina USA, poi bombarda e ora esfiltra Maduro?

WASHINGTON attacca, PECHINO, risponde. A lungo relegati ai margini del confronto commerciale, almeno diretto, le due superpotenze oggi guardano verso i porti come alla nuova frontiera dello scontro sistemico tra USA e Cina. All’orizzonte si profila un conflitto che travalica le dispute tariffarie per intaccare le fondamenta dell’ordine economico globale: il controllo delle infrastrutture logistiche, il dominio sulle catene del valore, la tenuta di modelli economici ormai inconciliabili.

Arrivata a una conclusione l’accordo, che sostanzialmente ripercorre punti che potevano essere siglati lo scorso anno.

Varsavia mobilita 40.000 uomini. Mosca sorvola la sovranità. Kiev colpisce al cuore. L’Est Europa torna ad assomigliare pericolosamente a una polveriera ottocentesca. E questa volta, l’equilibrio del terrore passa dai droni. Nelle ultime ore, l’Europa orientale ha visto riaccendersi i segnali di un confronto che da mesi si muove in bilico tra guerra convenzionale e pressione ibrida.

Le sfide internazionali di Trump fanno acqua da tutte le parti, da molte parti viene visto come un mediatore di livello, in realtà è un imprenditore che punta ad ampliare interesse nazionale USA, ma con scarso appeal strategico. Sul tavolo Gaza e Ucraina, esiti? Inconcludenti, vedasi “irritazione” polacca e attacco nel Qatar.

Gaza e Ucraina sono sulla breccia delle agenzie di informazioni da anni, oramai, certamente con tempistiche differenti, motivazioni diverse, criticità ugualmente note, dove, in egual modo, la comunità internazionale non ha saputo, non è riuscita, non è voluta intervenire. In un caso (Ucraina) con i troppi veti posti a carico del Paese aggredito, nell’altro (Gaza) con l’eccessiva accondiscendenza, verso il Paese aggredito. In entrambi i casi si sono osservati reati gravi, al punto che l’autrice – correttamente – si chiede “ma il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario, dove sono? Solo retorica?”. Ancora, comune ai due conflitti è il ruolo USA, certamente ora con un peso differente: verso l’Ucraina da arrendevole mediatore, meglio come commerciante, verso Gaza è vittima della retorica post bellica della seconda guerra mondiale, oggi assolutamente decontestualizzata e vittima della disinformazione che le immagini di una Gaza “piallata” non possono alterare.

Titolo non polemico, ma semplicemente nato da considerazioni da spettro più ampio dalla “semplice” visione della pace per un conflitto, che agli USA interessa sempre meno. Il 15 agosto rimane d’interesse geopolitico “solamente” perché segna il natale di Napoleone.

Il tema dei dazi è tornato pesantemente alla ribalta grazie all’approccio economico di Trump. Il nuovo corso degli USA, verso la politica commerciale internazionale, è stato sicuramente aggressivo, una mediazione da commerciante più che da statista, ma il problema non è Trump…

La recente iniziativa diplomatica del Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, nella regione del Golfo rappresenta un punto di svolta strategico, dove la geopolitica incontra manovre legali informali. In un contesto di crescente distanza tra legalità internazionale e realpolitik, l’esclusione di Israele dall’agenda ufficiale e l’avvio di accordi bilaterali nei settori della difesa, dell’aerospazio e della tecnologia avanzata segnalano un nuovo paradigma di diplomazia economica che scavalca le tradizionali strutture multilaterali, ridefinendo il ruolo degli Stati Uniti come leader globale.

Sostanzialmente l’empasse incombente su Gaza è legata al destino politico di Bibi, e, a sua volta, quello di Hamas è legato a quello del leader israeliano. In soldoni, ognuno ha bisogno dell’altro, il problema è la mancanza di una strategia per il “day after”, un piano per gestire la ricostruzione di Gaza, la “gestione” territoriale del popolo palestinese.

La politica da “cavallo pazzo” del Presidente Trump si avvita da sola su se stessa, meravigliando, stupendo, infastidendo.

Il Presidente Ucraino, Zelensky, arrivato a Washington, dal Presidente Trump, si scontra in un dibattito pubblico dove, il carnefice sembra essere l’Ucraina.

Disinformazione, politica USA e terrorismo, parlare di soli due fuochi rischia di essere eufemismo puro, c’è molto altro.

All’indomani del vertice di Parigi i fari della politica internazionale si spostano altrove: i protagonisti tornano a essere (stile post seconda GM) l’americano e il russo.

Collisione tra un aereo di linea, con tratta regionale, e un elicottero militare, non si ha notizia di sopravvissuti. Trump: “cosa faceva la torre di controllo?”

Immagini e storie già viste, no? La via verso un nuovo stato islamico potrebbe ripetersi.

I ribelli cingono oramai d’assedio la capitale Damasco, due jet vengono tracciati in volo appena partiti dalla Capitale, Assad sarà a bordo? Eppure…

Biden si ritira dalla corsa presidenziali, incognite all’orizzonte per la sua parte politica!

Thomas Matthew Crooks, 20enne, ha sparato e ferito Donald Trump, durante un comizio. Gli spari, da un tetto a circa 150 mt di distanza dal palco, hanno ucciso e ferito anche tra la folla.