Intervista al Generale Melis “Così vigiliamo sul tesoro dell’Italia”

Parla Daniel Melis Comandante dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare

Di Olga Iembo per Agen Food

Di cibo nel nostro Paese si parla continuamente, e per mille motivi. Oggi più che mai. Biglietto da visita dell’Italia nel mondo di cui rappresenta cultura e tradizioni, protagonista del regime alimentare più sano, espressione della qualità più elevata, perno della nostra economia, parte preponderante delle nostre esportazioni. Circa due milioni le imprese del settore agroalimentare, ripartite fra produzione, trasformazione, distribuzione. Il cibo insomma, è il nostro “tesoro” più prezioso, sul quale è chiamata a vigilare l’Arma dei carabinieri con il Comando per la Tutela Agroalimentare, custode di un settore talmente strategico e importante per i cittadini, per le imprese, per lo Stato. E per capire quanto sia necessario, basta dare un’occhiata ai dati operativi del Comando che, nel 2022, in tema di frodi agro-alimentari rispetto alla percezione di fondi comunitari, parlano di 1.603 imprese agricole controllate, e di aiuti indebitamente percepiti o richiesti per un totale di 5.717.620 euro, e beni sequestrati per un valore di 1.180.045 euro. Quanto alla cosiddetta “agropirateria”, poi, 1.132 sono state le imprese controllate, con 5.385.476 chilogrammi di prodotti sequestrati per un valore di 5.995.809 euro.
Non solo di prevenzione e repressione delle frodi, ma anche di mire della criminalità organizzata nel settore, di coordinamento delle attività investigative e operative fra i diversi Paesi, di PNRR, di falso Made in Italy, e tanto altro ha parlato il Comandante dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, Generale Daniel Melis.

Generale, il 9 marzo scorso si è celebrato il 40° Anniversario della Fondazione del Comando Carabinieri per la tutela Agroalimentare. Come è cambiato, evolvendosi con i tempi, il Comparto di specialità?

“Già dalla fondazione della Benemerita, con le Regie Patenti del 13 luglio 1814, fra le attribuzioni del Corpo dei Carabinieri Reali erano state previste la vigilanza sulla sicurezza delle campagne e l’arresto dei devastatori dei raccolti, oltre alla protezione del commercio interno e il controllo in materia di annona; pertanto, la salvaguardia del patrimonio agroalimentare parte da lontano e può essere annoverata nel DNA dell’Arma. Questo tratto distintivo prende corpo in tempi relativamente recenti, con un Decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, nel 1982 si sente la necessità di istituire il Nucleo Carabinieri per la prevenzione delle infrazioni ai regolamenti e dei reati nel settore ippico e per la salvaguardia del comparto agroalimentare. L’Unità, costituita da uno sparuto numero uomini, assunse immediatamente la denominazione di Reparto Carabinieri presso il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste. Una prima evoluzione del Reparto nascente si ebbe nel dicembre del 1994, l’Unità si trasforma in Comando Carabinieri Tutela Norme Comunitarie e Agroalimentari e viene implementato di mezzi e uomini, posto funzionalmente alle dirette dipendenze del Ministro. In questo frangente le esigenze del mondo agricolo stavano mutando in particolar modo per la Politica Agricola Comune (PAC) che, da Bruxelles, elargiva contributi legati alle specifiche produzioni (grano, olio, tabacco, ecc.) e l’imposizione delle c.d. “quote” (tetto produttivo nazionale) richiedeva un’ulteriore attenzione e un maggiore monitoraggio, affinchè venisse calmierata l’iper-produttività avuta sino ad allora e i Paesi membri dell’UE rimanessero nell’ambito delle quote nazionali assegnate. Non bisogna dimenticare che l’avvento della PAC, nell’immediato dopoguerra, era funzionale alla necessità di assicurare l’approvvigionamento sicuro delle derrate necessarie, a prezzi ragionevoli, garantendo un tenore di vita equo agli agricoltori. A lungo andare l’UE si accorse che superato il periodo di necessario rifornimento, bisognava tenere la produzione in un “range” tale da non abbattere i prezzi e utile a mantenere un equilibrio di mercato nell’UE e reggere una competitività sul mercato mondiale. C’è da sottolineare che con la costituzione del Comando Carabinieri Tutela Norme Comunitarie, su direttiva del Ministero le competenze vengono ampliate anche all’estero con gli aiuti comunitari (fondo FEAD) e con gli aiuti ai paesi in via di sviluppo (fondo FES). Nel 2001, con decreto interministeriale (Difesa e Interno, su proposta del Ministero delle politiche agricole), il Comando assume la denominazione Comando Carabinieri Politiche Agricole, con la costituzione dei Nuclei Antifrodi Carabinieri di Parma, Roma e Salerno, che si rileva essere un periodo di transizione in attesa della nuova morfologia dei contributi in agricoltura. Infatti, nel 2008, il mutare della PAC conduce a nuovi interessi strategici tali da ridenominare il reparto in Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari, al quale vengono attributi compiti di controllo straordinario sulle produzioni agroalimentari al fine di prevenire e reprimere le frodi sia sui contributi UE sia sulle filiere dell’agroalimentare. Questa esigenza nasce dal subentro della nuova Politica Agricola Comune, poiché si passa da un contributo accoppiato al tipo di prodotto (grano, olio, ecc.) a una elargizione a sostegno del reddito dell’agricoltore. Quindi un contributo che prescinde da cosa si produce. Il c.d. “disaccoppiamento” permette all’agricoltore di svincolarsi dalle colture a cui era destinato l’aiuto comunitario nel passato, lasciando libera scelta circa le coltivazioni da effettuarsi, in base alle richieste di mercato. Nel 2016 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato ha sancito l’assorbimento di quest’ultimo nell’Arma dei Carabinieri e l’adeguamento dell’organizzazione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestale, istituisce il Comando Unità per la tutela Forestale, ambientali e Agroalimentari (CUFA), alle cui dipendenze viene posto il Comando Carabinieri per le Politiche Agricole. Nel 2017, il nuovo riassetto abolisce i Nuclei Antifrodi per istituire i Reparti per la Tutela Agroalimentare, con un incremento dei presidi che passano da 3 a 5: Torino, Parma, Roma, Salerno e Messina. Inoltre, viene istituito un Reparto Operativo con sede a Roma e competenza sul territorio nazionale per le attività investigative più complesse e relative alla criminalità organizzata. In sostanza, nel corso del tempo, il Comando di specialità si è adeguato a quelle che sono state le esigenze del comparto agricolo e le volontà della Politica Agricola Comune. La PAC resta uno dei baluardi relativi all’esigenza dei controlli straordinari del Comando, che nel 2021 viene posto nuovamente alle dirette dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole (attuale MASAF). L’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato conduce il Comando ad ampliare il raggio di azione nel comparto dell’agroalimentare, rendendo focale anche l’aspetto tecnico- amministrativo della norma di specie nell’ambito della filiera agroalimentare, alimentando una visione più tecnica dei controlli nell’ambito della filiera e attenuando la visione puramente investigativa, restituendo un quadro di insieme più completo e articolato che ha potuto dare nuovi spunti investigativi. Nel corso del 2023, il Comando è stato oggetto di un’articolata revisione ordinativa con la costituzione in prospettiva di 12 nuovi presidi – denominati Nuclei – dislocati nell’ambito nazionale, che possano rispondere adeguatamente alle esigenze del comparto di specialità in funzione delle necessità morfologiche/produttive del territorio. In definitiva, si può dire che il Comando sia mutato nel tempo adeguandosi alle esigenze del mondo agricolo e delle elargizioni nella Politica Agricola Comune, questo per affrontare sempre in maniera adeguata, sull’impronta dell’efficacia e dell’efficienza, le nuove sfide nel comparto agroalimentare avendo come punto focale la prevenzione e la repressione delle frodi.

Quali sono le principali minacce nel settore alimentare? E quali le filiere più colpite?

“Bisogna premettere che il Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare indirizza la propria azione lungo due direttrici operative: il contrasto alle frodi connesse all’indebita percezione di fondi comunitari e nazionali erogati a sostegno del comparto agricolo; la tutela della sicurezza (qualitativa e non sanitaria) del comparto agroalimentare sull’intera filiera: produzione, trasformazione e commercializzazione, appurando che gli operatori rispettino le norme comunitarie e nazionali di settore. Sul fronte dei contributi elargiti in agricoltura le principali minacce vengono dalla distrazione dei fondi rispetto alla loro destinazione, finalizzata essenzialmente al sostegno al reddito dell’agricoltore e al miglioramento delle condizioni delle imprese agricole al fine di renderle competitive. Ai cospicui incentivi pubblici previsti a sostegno del reddito degli imprenditori, volti a favorire l’esercizio di impresa in aree cd. “svantaggiate” ovvero per realizzare opere infrastrutturali finalizzate a una maggiore produzione sostenibile e qualitativamente migliore, continua ad essere fortemente interessata anche la criminalità organizzata. La seconda direttrice è afferente alla sicurezza del comparto agroalimentare, che ha lo scopo di tutelare il consumatore, difendere gli imprenditori onesti e proteggere le eccellenze agroalimentari del territorio, sintesi di storia, cultura e tradizione del nostro Paese. Il particolare momento storico, con una crisi economica che si protrae da anni acuita ed influenzata dalla fase post-pandemica e dalle vicende belliche russo-ucraine, ha portato un progressivo innalzamento dei prezzi e all’impoverimento del consumatore, che ha perso potere d’acquisto. Una “concausa” delle frodi commesse nel settore dei prodotti alimentari, di certo, continua a essere rappresentata dalla crisi economica. Al momento dell’acquisto, la scelta del prodotto “migliore” tiene conto, in prima battuta, del prezzo esposto e solo secondariamente dell’effettiva qualità, che ovviamente ha un costo più elevato. Nella spesa delle famiglie la voce risparmio è la prima presa in considerazione. Nelle frodi agroalimentari si sono registrate significative violazioni negli ambiti della contraffazione e falsa evocazione dei marchi di qualità (DOP/IGP), della contraffazione di prodotti BIO, della falsa origine italiana di prodotti in realtà provenienti dall’estero, nonché l’incremento della detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione, con carenza di rintracciabilità ed etichettatura. Non mi sento di definire un settore più colpito degli altri. Però possiamo affermare con certezza che il sistema della qualità italiana è molto solido e i controlli svolti a presidio di questo straordinario valore aggiunto garantiscono adeguatamente il consumatore”.

Generale, nel corso degli anni le attività info-investigative hanno consentito di accertare come le mire della criminalità organizzata siano fortemente rivolte al settore agro-pastorale, specie in riferimento alla percezione di fondi comunitari, ed anche alla grande distribuzione, soprattutto con scopi di riciclaggio e reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti. Indagini “epocali” come quella sulla mafia dei Nebrodi potrebbero far immaginare questi fenomeni come “localizzati” in poche determinate zone del territorio. Ma in realtà non è così, come ribadito anche nell’ultima relazione semestrale della Dia in cui emergono criticità in diverse regioni. Anche l’UE lo sa: da quando nel giugno 2021 la Procura europea è divenuta operativa, delle 1.117 indagini aperte ben 231 riguardano la PAC (Politica Agricola Comune) e, di queste, 83 riguardano l’Italia, tra i primi paesi per questo genere di frodi. Come si fronteggia in maniera coordinata e sinergica un problema così tanto esteso geograficamente?

“In ordine alla percezione dei fondi della PAC in agricoltura appare opportuno fare una sostanziale distinzione: una parte dei fondi sono destinati al sostegno dei redditi degli agricoltori, al fine di evitare l’abbandono delle campagne. Questa parte di contributi viene elargita se l’agricoltore dimostra di avere i titoli di possesso dei terreni dislocati su territorio italiano. In questo caso difficilmente ci troveremo ad affrontare un’indagine transnazionale, fermo restando che per la criminalità il riciclaggio del denaro ottenuto per l’aiuto al reddito agricolo potrebbe servire per concludere affari in altri Paesi, sia UE sia extra-UE. L’altra parte dei fondi sono destinati alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, dove l’opera dell’impresa agricola è fondamentale e si prefigge di migliorare le condizioni infrastrutturali delle imprese agricole con il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), che permette l’acquisto di macchine agricole, la creazione di strutture per migliorare il rendimento e la competitività aziendale. Questa fattispecie più si presta alla configurazione di reati transnazionali, poiché gli acquisti delle strutture e dei macchinari possono essere fatti in altri Stati. L’operazione Nebrodi, che lei ha citato, è stata condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela Agrolimentare in sinergia con i colleghi del ROS e si è conclusa con l’esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare della DDA di Messina nei confronti di 94 persone responsabili a vario titolo dei delitti di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, truffa aggravata in concorso, ricettazione e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, tutti aggravati dal metodo mafioso. I provvedimenti sono scaturiti da complesse indagini, che hanno consentito di disarticolare un’associazione a delinquere di tipo mafioso operante nell’area dei monti Nebrodi dedita, tra le varie attività illecite, all’apprensione di fondi della Comunità Europea per oltre 10 milioni di euro. Sottoposte a sequestro 43 imprese agricole, in gran parte fittizie. Il Parco dei Nebrodi è da inquadrare nelle pubbliche concessioni di terreni demaniali, gli appezzamenti di terreno dichiarati a contributo sono stati ottenuti, in parte, grazie all’opera di funzionari infedeli e, d’altro canto, grazie alla capacità di coartazione della volontà dei singoli, operata con vere e proprie attività estorsive, d’intimidazione o l’attuazione di reati minori finalizzati all’ottenimento del terreno d’interesse (furto di macchinari agricoli, pascolo abusivo, danneggiamento, ecc.). Per fronteggiare in maniera coordinata e sinergica il problema del riciclaggio del denaro proveniente dai fondi o di soggetti che possano lucrare su finanziamenti del PSR, attraverso sovrafatturazioni e l’utilizzo di sistemi di false fatturazioni avvalendosi di società estere (c.d. “triangolazione documentale”) per il presunto acquisto di macchinari, è necessario uniformare le norme nazionali dei vari paesi dell’UE, anche sotto il profilo penale, consolidare i rapporti fra gli attori dei controlli e delle indagini per, poi, porre a sistema il coordinamento delle varie strutture deputate all’esecuzione degli stessi, in particolare: l’OLAF, l’EPPO, il ROS, i comparti di specialità dell’Arma, l’Interpol e le varie Polizie estere coinvolte di volta in volta; al fine di poter lavorare all’unisono. Gli attori delle indagini dovrebbero fruire, con l’opportuna riservatezza che è d’uopo, di una fluidità delle informazioni e una maggiore snellezza ed efficacia dell’azione penale, quest’ultima potrebbe essere sicuramente più incisiva con l’omogeneità degli specifici reati penali sui fondi a livello UE”.

Sempre in tema di fondi europei, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) rappresenta certamente una grande opportunità per il nostro Paese ma, proprio per l’entità delle somme in gioco, porta con sé anche enormi rischi e altrettanto pesanti responsabilità rispetto alla vigilanza e alla difesa della legalità. Il suo Ufficio quale ruolo avrà rispetto al suo settore di competenza?

“Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste è titolare delle seguenti misure: Sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo, con una dotazione di 800 milioni di euro; Parco Agrisolare, con una dotazione di 1,5 miliardi di euro; Innovazione e meccanizzazione nel settore agricolo ed alimentare, con una dotazione di 500 milioni di euro; Investimenti nella resilienza dell’agro-sistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche, con una dotazione di 880 milioni di euro; Contratti di filiera e di distretto, con una dotazione di 1,2 miliardi di euro (finanziati con risorse a valere sul Fondo per gli investimenti complementari al PNRR). Complessivamente il MASAF ha il compito di gestire risorse pari a 4,88 miliardi di euro (https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/17911), con il raggiungimento degli obiettivi nell’anno 2026. Questo Comando svolgerà un’attenta azione di controllo sul percepimento di questi fondi, senza dimenticare che, a nostro avviso, la PAC (oltre 35 miliardi di euro in 5 anni) mantiene un’elevatissima esposizione agli interessi criminali, proprio per l’entità delle somme in gioco”.

Quali i riflessi delle crisi geopolitiche sulla sicurezza alimentare?

“E’ opportuno premettere che la crisi economica-finanziaria attuale nasce da un’incertezza macroeconomica che parte dal 2008, che ha condotto in crisi le grandi potenze economiche occidentali, portandole in recessione, mentre nel contempo si manteneva vivace la crescita delle economie emergenti (Cina, India, Sudafrica, Russia). Gli ultimi eventi mondiali, come la pandemia e la guerra russo-ucraina, non hanno fatto altro che acuire e accelerare il fenomeno di conquista di nuove fette del mercato mondiale da parte di alcuni paesi emergenti, poiché sono aumentate le esportazioni di questi paesi e anche i loro investimenti in aree più povere come l’Africa, l’Asia e l’America Latina. La complessità delle interdipendenze mondiali non sarà aiutata dal fatto che nel 2023 abbiamo raggiunto gli 8 miliardi di popolazione sul pianeta e le proiezioni al 2050 indicano una popolazione in crescita che sfiorerà i 9,5 miliardi (dati FAO). Queste proiezioni creano un problema sostanziale sul garantire cibo in quantità sufficiente, poiché attualmente ci stiamo muovendo per un cibo eco-sostenibile che prevede un utilizzo estensivo del terreno tale che non possa forzare e stressare i cicli naturali, mentre l’esperienza passata ci insegna che per poter sopperire alla richiesta di grandi quantità di cibo è utile un utilizzo intensivo dei terreni. Altra variabile del sistema di approvvigionamento è il cambio climatico a livello planetario, che ha portato o a precipitazioni spesso devastanti o a siccità per lunghi periodi, non renderà lineare e sicura la produzione di cibo. Proprio questa sarà la grande sfida del futuro, sarà di vitale importanza una progettualità mondiale, che coinvolga tutti i paesi, per garantire una sicurezza alimentare con cibo in quantità sufficiente per soddisfare la necessità della popolazione, cibo accessibile a tutti anche grazie a un sistema di politiche sociali che lo ridistribuisca in maniera equa, compensando la carenza in alcune zone geografiche colpite da eventi climatici ed eviti gli sprechi”.

Uno dei temi più problematici nel nostro Paese è quello dell’Italian sounding. Gli ultimi dati sono allarmanti: il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo è salito a 120 miliardi. La contraffazione avviene in maniera significativa anche in “casa nostra”. La lotta al fenomeno è una sfida sempre più ardua, e proprio da Agen Food alcuni giorni fa il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, ha detto di aver sollecitato il Governo a intensificare al massimo il controllo sul rispetto delle relative norme interne. Il Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare destinerà un servizio “specifico” a questo obiettivo e può contare su sufficienti investimenti?

“La lotta al falso Made in Italy è una delle priorità del nostro Comando, sebbene non sia un fenomeno circoscritto al nostro Paese. E’ un fenomeno su larga scala che riveste carattere mondiale, il falso Made in Italy è diffuso in ogni angolo del pianeta; questo perché parlare di prodotto italiano, non solo nell’agroalimentare, è sinonimo di qualità. Nonostante la nostra bella Italia non abbia un territorio molto esteso, di fatto ha delle tradizioni agroalimentari ed eno-gastronomiche molto diversificate. Il punto di forza dell’Italia è quello di avere una caratterizzazione territoriale dell’agroalimentare come pochi al mondo, dettata dalla storia, dalle tradizioni locali, dal clima favorevole e dalla posizione geografica, che si presta sia a varietà agricole mediterranee che propense a climi più freddi ed europei. Non bisogna dimenticare che ci siamo attestati da tempo fra i paesi primi al mondo nelle eccellenze del vino e del cibo, siamo lo Stato membro UE che ha il maggior numero di marchi di tutela attestandosi a 883 fra DOP, IGP e STG (dato Qualivita). Negli ultimi anni si è creata una vera e propria “Dop economy” che sta assumendo grande forza propulsiva sul mercato italiano ed estero. Risultati in parte riconducibili al grande sforzo di comunicazione dei Consorzi di tutela che hanno sperimentato nuovi metodi e linguaggi, quali ad esempio la valorizzazione turistica dei territori periferici grazie ai prodotti IG. Tale fenomeno lascia trapelare come le risorse enogastronomiche italiane rappresentino un fattore di attrazione turistica primario, esperienze vere nei territori del cibo e del vino, alimentando una nuova politica della qualità. L’analisi di tale filiera produttiva e della risposta alle evoluzioni e alle emergenze degli ultimi anni, ha evidenziato l’importanza strategica delle produzioni legate al territorio che permettono lo sviluppo economico locale, con caratterizzazioni proprie in antitesi con il fenomeno di appiattimento globalizzato del cibo. La Dop economy e il Made in Italy sono garanzia di prodotti di qualità e, nel caso delle DOP e IGP, anche di esclusività nel panorama mondiale. In sostanza, mettere in commercio un prodotto che evochi la provenienza italiana ne garantisce la spendita, è un sinonimo di qualità e bontà, un marchio di sicura vendita con valore aggiunto: l’italianità. Il Comando per la Tutela Agroalimentare dedica costantemente servizi mirati affinché non vi siano frodi sul versante delle produzioni agroalimentari, anche in ordine al “Made in Italy”, spesso accade di trovare prodotti esteri “ribattezzati” italiani. Le irregolarità accertate nel contesto agroalimentare e del “Made in Italy” riguardano l’etichettatura, la mancanza di tracciabilità/rintracciabilità, le vendite viziate per il legittimo affidamento riposto dall’utente nelle informazioni (dichiarate, evocate, omesse, ovvero realizzate mediante aliud pro alio), frodi in commercio, contraffazioni di Marchi di Qualità (DOP/IGP/STG) o di quelli certificati “Biologici”, in tendenziale aumento. Le tipologie di ispezioni eseguite di prassi dal Comando nell’ambito del comparto agroalimentare prevedono particolare attenzione, da sempre, sulla provenienza e sulla rintracciabilità del prodotto, due elementi che garantiscono la sicurezza dell’alimento sottoposto a controllo”.