
Israele sotto accusa…
Giuristi di fama internazionale denunciano crimini di guerra di Israele a Gaza City.

Giuristi di fama internazionale denunciano crimini di guerra di Israele a Gaza City.

Varsavia mobilita 40.000 uomini. Mosca sorvola la sovranità. Kiev colpisce al cuore. L’Est Europa torna ad assomigliare pericolosamente a una polveriera ottocentesca. E questa volta, l’equilibrio del terrore passa dai droni. Nelle ultime ore, l’Europa orientale ha visto riaccendersi i segnali di un confronto che da mesi si muove in bilico tra guerra convenzionale e pressione ibrida.

Ci sono eventi che non cambiano soltanto la geopolitica, ma l’uomo stesso. L’11 settembre 2001 è stato uno di quei momenti. Un attacco asimmetrico, spettacolare nella sua efferatezza, che ha fatto esplodere in tempo reale la fine di ogni certezza occidentale. Quel giorno le Torri Gemelle non sono crollate soltanto a New York: è crollata una visione del mondo, un ordine, un’illusione di invulnerabilità costruita nel dopoguerra.

2025: 160esimo anniversario della fondazione del Corpo delle Capitanerie di Porto e sempre quest’anno si tiene a Roma, alla nuvola di Fuksas, a Roma Eur, un importante evento, anzi: tre.

La politica di Macron, si sa bene, quanto possa essere lacunosa, seppur possa apparire sprintosa all’estero, nasconde un background limitato dalle consultazioni anticipate che lui stesso ha voluto. Sicuramente la tenuta politica della Francia ha un senso alla luce dell’essere uno dei membri fondatori della UE, hub di interesse commerciale, anche considerandolo come paese prossimo, e per fronteggiare affaire Ucraina.

Non è stato un caso allora, non un incendio a bordo, un nuovo attacco alla Freedom Flotilla accende (o dovrebbe farlo) i riflettori sulla sicurezza di quei natanti.

Le sfide internazionali di Trump fanno acqua da tutte le parti, da molte parti viene visto come un mediatore di livello, in realtà è un imprenditore che punta ad ampliare interesse nazionale USA, ma con scarso appeal strategico. Sul tavolo Gaza e Ucraina, esiti? Inconcludenti, vedasi “irritazione” polacca e attacco nel Qatar.

Violata Doha, attacco mirato contro obiettivi politico di hamas, tra le vittime possibili il nuovo capo politico, Israele parrebbe abbia avuto ok da Trump. Hamas smentisce su vittime.

La parata militare svoltasi a Pechino per l’80º anniversario della vittoria sulla Giappone imperiale non è stata una semplice commemorazione storica, ma una messa in scena strategica calibrata con precisione chirurgica, tanto nei contenuti quanto nella forma. di Cristina Di

Missione sostanzialmente inutile e pericolosa, emblema dell’impotenza della comunità internazionale, contingente ancora sotto attacco UNIFIL sotto le bombe Ancora una volta i caschi blu delle Nazioni Unite diventano facile bersaglio del conflitto scatenatosi dopo il pogrom del sette ottobre. Era

Dopo aver colpito i vertici di hamas, di hezbollah e aver rintuzzato l’Iran, gli strike sullo Yemen contribuiscono alla causa di Bibi, ma sicuramente non a quella di una pace duratura.

Gaza e Ucraina sono sulla breccia delle agenzie di informazioni da anni, oramai, certamente con tempistiche differenti, motivazioni diverse, criticità ugualmente note, dove, in egual modo, la comunità internazionale non ha saputo, non è riuscita, non è voluta intervenire. In un caso (Ucraina) con i troppi veti posti a carico del Paese aggredito, nell’altro (Gaza) con l’eccessiva accondiscendenza, verso il Paese aggredito. In entrambi i casi si sono osservati reati gravi, al punto che l’autrice – correttamente – si chiede “ma il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario, dove sono? Solo retorica?”. Ancora, comune ai due conflitti è il ruolo USA, certamente ora con un peso differente: verso l’Ucraina da arrendevole mediatore, meglio come commerciante, verso Gaza è vittima della retorica post bellica della seconda guerra mondiale, oggi assolutamente decontestualizzata e vittima della disinformazione che le immagini di una Gaza “piallata” non possono alterare.

L’annuncio della partenza, prevista per il 31 agosto 2025, di una nuova missione marina promossa dalla Freedom Flotilla Coalition, ha riaperto una ferita geopolitica nel Mediterraneo orientale.

I numeri non mentono, anche se vogliono restare sordi all’umanità: 289 palestinesi sono morti di fame nella Striscia di Gaza. Tra questi, 115 bambini.

Gaza è una polveriera sull’orlo dell’implosione. Israele si prepara all’assalto finale con l’operazione denominata “Gideon’s Chariots II”, un chiaro richiamo biblico a Gedeone, il giudice che, con appena 300 uomini scelti per fede, disciplina e determinazione, sconfisse un esercito soverchiante. Non è una citazione retorica: è la dichiarazione strategica di Israele.

“La pace non si regge sulle buone intenzioni, ma sulla forza. Senza forza, la pace è solo una tregua tra due guerre.” Oriana Fallaci sintetizzava così l’essenza di ogni rapporto di potere e conflitto.

Nel cuore dell’agosto artico, nella cornice apparentemente neutra e dimenticata di Anchorage, in Alaska, si è consumato un incontro destinato a entrare nella storia non per ciò che è stato pronunciato, ma per ciò che è stato sottinteso. Donald Trump, presidente in carica degli Stati Uniti, e Vladimir Putin si sono riuniti ufficialmente per discutere della “stabilità euroasiatica”, ma ciò che realmente è avvenuto tra le mura blindate della base aerea Elmendorf-Richardson ha il sapore amaro di una riconfigurazione strategica silenziosa, eppure profondissima.

Titolo non polemico, ma semplicemente nato da considerazioni da spettro più ampio dalla “semplice” visione della pace per un conflitto, che agli USA interessa sempre meno. Il 15 agosto rimane d’interesse geopolitico “solamente” perché segna il natale di Napoleone.

Quando l’autodifesa diventa punizione e la giustizia un campo di battaglia: Gaza, metafora del non diritto.

I lanci di agenzia sono di questo tenore, la proposta di Netanyahu è stata accettata dal gabinetto per la sicurezza e quindi le forze armate procederanno nella occupazione della striscia di Gaza.

…forse, considerando che ancora oggi le idee al gabinetto di guerra non sono proprio chiarissime e i vertici militari non vogliono occupare Gaza, né per vendetta né per opportunità (principalmente).

Spiace considerare che proprio Roma ha avuto sede per la firma del trattato che ha dato concreta operatività alla Corte Penale Internazionale e il diritto internazionale non attribuisce al genocidio responsabilità sul mood della sola Germania nazista.

Sessantadue anni fa, il 5 agosto 1963, Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito sottoscrivevano a Mosca il Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti con il nucleare Oggi Trump e Medvedev “giocano” online minacciando uso nucleare e ordinando lo stato di approntamento di sommergibili

Meloni, la Premier, vede la sua posizione archiviata, non è così per i Ministri coinvolti nel caso Almasri né tantomeno il suo sottosegretario.

Crateri? Si, non è esagerata come definizione, oramai la ipocrisia che si nasconde dietro la storia di Israele si sta diradando, il velo è liso, oramai, a Gaza è genocidio. Il punto è semplice: il diritto internazionale non può essere facoltativo.