
Brasile, sanguinoso intervento nelle favelas
Il Brasile con il pugno duro, centinaia gli uccisi durante un raid delle forze di sicurezza nelle favelas e spuntano anche armi in dotazione all’esercito di Maduro.

Il Brasile con il pugno duro, centinaia gli uccisi durante un raid delle forze di sicurezza nelle favelas e spuntano anche armi in dotazione all’esercito di Maduro.

Chi non ha capito le nuove forme di conflitto o mente o è un incompetente. Bisogna partire da questo pensiero per ribadire che la guerra cognitiva punta a frammentare, polarizzare, dividere, generare destabilizzazione all’interno di una società democratica e Crosetto lo sa.

WASHINGTON attacca, PECHINO, risponde. A lungo relegati ai margini del confronto commerciale, almeno diretto, le due superpotenze oggi guardano verso i porti come alla nuova frontiera dello scontro sistemico tra USA e Cina. All’orizzonte si profila un conflitto che travalica le dispute tariffarie per intaccare le fondamenta dell’ordine economico globale: il controllo delle infrastrutture logistiche, il dominio sulle catene del valore, la tenuta di modelli economici ormai inconciliabili.

Arrivata a una conclusione l’accordo, che sostanzialmente ripercorre punti che potevano essere siglati lo scorso anno.

Trascorsi due anni e un giorno dall’attacco di hamas a Israele, questo ha poi provocato la catastrofica guerra di Gaza, un overview? No, si spera in un punto, semmai.

Il Resto del carlino riporta la vicenda che vede protagonista, a Bologna, una donna 33enne, operata a un occhio dopo essere stata colpita da un lacrimogeno. Bologna, un lacrimogeno ha colpito una donna La 33enne rimasta ferita nella manifestazione di giovedì sera

Notevole la presenza delle forze di polizia a sicurezza del corteo e, nel contempo, della città dai facinorosi, sequestrate mazze e caschi, almeno sessanta i fermi.

La crisi della legalità internazionale, quindi del diritto, tra omissioni politiche, arresti extraterritoriali e l’urgenza di una nuova etica della responsabilità giuridica globale.

La storia della Global Flotilla è piena di contraddizioni, ma attenzione, trasversali, contrapposizioni accese e nate sullo sfondo politico, e a rimetterci sono sempre le forze dell’ordine, sembra quasi rivedere Pasolini, però i tempi sono cambiati.

Idranti ed esplosioni intorno alle imbarcazioni, lo stop alla flotilla, richiamato da una Tenente delle forze di sicurezza Israeliane, poi parte il blocco di porti, stazioni in Italia.

Israele smentisce gli auspici che potevano correre sui social, abbordaggi iniziati, dalla nave Alma, che risultava essere più isolata rispetto al resto del naviglio.

La flotilla mantiene la sua velocità di crociera e arriva sempre più sotto alla zona interdetta da Israele, poco meno di 80 miglia marine.

Sulla flotilla è ovvio, oggi, l’avere un’attenzione diversa, forse unica, assieme alla Spagna e alla Turchia, seppur per motivi differenti. Per ora si segnalano solamente blande azioni di disturbo, nelle prossime ore possibili gli arresti da parte israeliana.

Global Flottilla sta violando il blocco israeliano.

Alle 17:00 del 30 settembre una ultima nave della gobal flotilla è salpata da Otranto, nel frattempo il grosso del naviglio è realmente alle porte di Gaza e la Marina Italiana offre un’ultima possibilità prima del venire meno la sua assistenza.

Mentre qualche passo (forse) si muove verso la pace, con la minaccia, manco tanto velata, di Trump di intensificare la guerra contro hamas, la Palestina (difficile da definirsi come entità unitaria) guarda i BRICS.

Mentre Netanyahu radicalizza la postura bellica e l’Occidente si defila sulla crisi di Gaza, la legittimità politica di Israele vacilla sotto la pressione combinata della diplomazia, della tecnologia e del diritto internazionale.

«La libertà è un dovere, prima che un diritto. È un dovere che va pagato con la solitudine, con la miseria, talvolta con la morte» , scriveva Oriana Fallaci. C’è un filo rosso che attraversa la storia. Non è un concetto astratto, né una metafora poetica. È il sangue.

Appello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, agli italiani a bordo della freedom flotilla

Il Ministro interviene alla Camera sul caso flotilla e sugli attacchi che ha subito quel naviglio. La Difesa ha messo in campo due navi, alla Fasan si aggiunge altro bastimento a tutela della flotilla.

Crosetto invia la fregata multiruolo Fasan a supporto di quel naviglio, attaccato da attori ancora ignoti, a tutela dei connazionali.

Nell’era della connessione permanente e dell’informazione istantanea, mentre dita distratte scorrono schermi per evitare il peso della realtà, intere popolazioni vengono inghiottite da un collasso umanitario silenzioso e sistematico.

Segnalati attacchi contro il naviglio, droni la causa delle esplosioni udite attorno ad alcune imbarcazioni della flotilla.

Ondata globale di dissenso. È un ribaltamento sistemico. La recente adesione ufficiale del Regno Unito, del Canada, dell’Australia, del Portogallo, della Francia e di Malta al riconoscimento diplomatico dello Stato di Palestina segna un punto di non ritorno nel fragile equilibrio geopolitico mediorientale.

Manifestare per i diritti dei palestinesi, popolo colpito da una diaspora non voluta e foraggiata dalla malapolitica internazionale, è un conto, manifestare per il diritto di quei bambini, che debbono avere un futuro diverso rispetto a una carriera da terrorista, è doveroso, approfittare del contesto per scene da guerriglia è senza senso.